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Tossicodipendenti non solo sanzioni
GROSSETO. Non solo sanzioni. La Prefettura di Grosseto, su impulso del prefetto Cinzia Torraco, ha promosso, venerdì scorso, un convegno di studi che, partendo dall’analisi del fenomeno delle...
GROSSETO. Non solo sanzioni. La Prefettura di Grosseto, su impulso del prefetto Cinzia Torraco, ha promosso, venerdì scorso, un convegno di studi che, partendo dall’analisi del fenomeno delle dipendenze patologiche nel territorio provinciale, ha cercato il confronto tra i servizi sociali impegnati nel settore e il mondo del no profit sulle metodologie operative impiegate nel tempo, in modo da ridefinire il lavoro di aiuto alla persona.
La Prefettura ha, al suo interno, un Nucleo operativo per le tossicodipendenze (Not), con un funzionario assistente sociale, la dottoressa Gabriella De Donato, che da 10 anni segue i casi delle persone che vengono segnalate in Prefettura dalle forze dell’ordine come consumatori di sostanze stupefacenti. I dati mostrano numeri in crescita: guardando solo agli ultimi tre anni, sono stati 252, nel 2015, i casi segnalati, 42 in più rispetto al 2014, ma il numero è ulteriormente cresciuto nel 2016, arrivando a 337 casi, stabilizzati intorno ai 330 lo scorso anno. «Come Prefettura – spiega De Donato – abbiamo l’obbligo di convocare al Not le persone segnalate. Viene effettuato un colloquio motivazionale orientato a sollecitare un cambiamento della persona, e a seguito del colloquio si applica una sanzione amministrativa».
Si rischia la sospensione della patente, del passaporto o del porto d’armi, per un periodo di tempo commisurato alla gravità della situazione: a chi viene trovato in possesso di droghe leggere, come l’hashish, per esempio, si applica la sospensione di questi documenti da un minimo di un mese a un massimo di tre mesi, mentre nel caso del possesso di droghe pesanti, la sanzione va da un minimo di due mesi a un massimo di tre anni per quanto riguarda la patente e di un anno per il passaporto.
«La sanzione – dice Gabriella De Donato – è una risposta repressiva, ma come assistenti sociali non miriamo a questo. Il colloquio, infatti, mira ad arrivare a un patto per cui la persona accetta di seguire un programma terapeutico o un programma educativo».
Non tutte le persone segnalate vanno al colloquio motivazionale e la gran parte di coloro che accettano sono ragazzi e giovani dai 14 ai 24 anni. Nel corso degli anni è cambiato anche il tipo di sostanze consumate. Se, ancora dieci anni fa, l’eroina era la preoccupazione principale, ora si parla di hashish e marijuana, e si registra un aumento importante anche dell’uso di cocaina. «Ma – dice ancora Gabriella De Donato – abbiamo anche a che fare con il consumo di sostanze legali, basti pensare alla nascita di negozi di smart drug: quello che ci interessa è l’approccio, ciò che sta sotto il consumo, non tanto il consumo in sé. Non analizziamo la scelta del tipo di droga, ma i fattori di rischio che stanno alla base e su quelli, come assistenti sociali, dobbiamo intervenire».
Enrico Pizzi
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