Il Tirreno

Grosseto

Galoppo, colpo di scena Roma salva La Torricella

di Giovanna Mezzana
Galoppo, colpo di scena Roma salva La Torricella

Un decreto del ministero riammette l’ippodromo di Capalbio messo fuori ruolo Intanto i soci del Casalone scalpitano: «O parlano chiaro o andremo in Procura» 

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GROSSETO. Nell’ippica non c’è mai nulla di certo: è ciò che dicono i fantini ai box del Casalone – anche a mo’ di scaramanzia – da sabato, cioè da quando hanno appreso dal Tirreno la notizia della sospensione delle corse al galoppo nello storico ippodromo grossetano. Hanno ragione: un colpo di scena c’è stato. Peccato (per loro) che non riguardi il Casalone. Il ministero dell’agricoltura salva, in zona Cesarini, La Torricella, il piccolo impianto capalbiese di galoppo piano, che a fine gennaio era stato dichiarato fuori ruolo, cioè destinato a non prendere più un euro di contributi pubblici: in altre parole a chiudere i battenti. Intanto, dopo fantini e allenatori, escono allo scoperto i soci delle società che compongono la compagine di Ippodromo del Casalone srl: a due mesi dall’approvazione del progetto di riorganizzazione dell’ippodromo di Grosseto e di quello dei Pini di Follonica (decreto direttoriale 20728 del 31 marzo) – che di fatto sospende le corse al galoppo del Casalone – non hanno ancora avuto – sostengono – «alcuna comunicazione ufficiale dagli amministratori».

Roma ci ripensa. È il 31 gennaio quando il Mipaaf pubblica la classifica degli ippodromi: è anche con essa che intende ridisegnare la geografia dell’ippica tricolore, secondo quanto previsto dal “Decreto Castiglione” (Dm 681/2016); la classificazione è importante perché l’appartenenza ad una categoria determina anche il quantum delle sovvenzioni che il Ministero erogherà alle società che gestiscono le corse ippiche. Ebbene, il Casalone e I Pini si piazzano in terza fascia, dove dimorano gli impianti di rilevanza “commerciale”. La Torricella, invece, è fuori ruolo. Out. È del 17 aprile, invece, il decreto direttoriale (cioè del direttore delegato per il settore ippica) – il n. 28635 – con cui l’ippodromo di Capalbio viene reintegrato insieme ad un’altra decina di impianti del Belpaese. Per tutto il 2018 gli ippodromi salvati in corner vengono classificati con “rilevanza promozionale”; devono raggiungere obiettivi che, se non saranno centrati, li condurrà ad una nuova espulsione.

Le reazioni. «Per Capalbio è un’ottima notizia – valuta Adalberto Sabbatini, uno dei titolari dell’Ultima Spiaggia, il mare dei vip – Con le sei-sette iniziative organizzate ad ogni stagione l’ippodromo porta un buon movimento a Capalbio»; il piccolo impianto ha la pista illuminata e i cavalli possono galoppare, d’estate, in notturna: proprio questa era la grande attrazione del Casalone negli anni della sua epopea. Per Capalbio (e non solo), Roma ha fatto un passo indietro, segno che serve puntare i piedi. E questo apre scenari-altri ma fa salire anche la temperatura ai cavallari grossetani che scalpitano.

«Siamo all’oscuro». «Io sono un socio della Società Maremmana per le Corse dei cavalli (socia di maggioranza della società Ippodromo del Casalone, ndr) – dice Danilo Piani – Ho sempre fatto la mia parte, compresa la volta in cui ci hanno chiesto di compartecipare all’aumento di capitale. Possibile che io debba venire a sapere dal giornale che è finito tutto? Possibile che a soci non venga data alcuna comunicazione ufficiale?». Lo stop alle corse al galoppo discende da una partnership dell’8 febbraio tra la società Ippodromo del Casalone e Sistema Cavallo, che gestisce il trotter follonichese; ad essa è seguito il progetto di riorganizzazione che ha avuto nulla osta ministeriale. «A chi devo rivolgermi – continua Piani – per sapere come stanno le cose? Devo andare dall’avvocato? Devo andare in Procura? Se serve, lo faccio». C’è grande rammarico tra i soci, che sono a decine e per la stragrande maggioranza grossetani. «A me non interessano i soldi – conclude Piani – o gli stipendi, o i dividendi. Io sono sempre stato “socio per passione”. Voglio delle risposte. È una questione di principio. È l’orgoglio della Maremma che stiamo buttando al macero».

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