Italia
«Ivo, pioniere del cinema sonoro»
Nel 1914 un giovane gavorranese depositò il brevetto, poi la storia si perse nel tempo. Un conterraneo trova le carte
GAVORRANO. Chi ha inventato il cinema? Facile, i fratelli Lumière che il 13 febbraio del 1895 brevettarono il “cinématographe”, una macchina in grado di funzionare sia da camera che da proiettore e che segna l’inizio di quella straordinaria avventura che affascina tuttora milioni di spettatori in tutto il mondo.
Ma l’apparecchio dei due inventori transalpini aveva una grossa lacuna: le mancava completamente il sonoro, tanto che alle proiezioni era necessaria la presenza del cosiddetto “imbonitore”, colui che spiegava le scene e raccontava agli spettatori trama e soggetto del film. La nascita ufficiale del cinema sonoro viene fatta risalire al 1927 con l’uscita di The Jazz singer ma una ricerca portata avanti da un appassionato maremmano ipotizza che l’invenzione fosse già stata perfezionata il 23 giugno del 1914 da Ivo Crocchi, nato il 23 gennaio del 1892 a Gavorrano e che a soli 22 anni depositò alla prefettura di Grosseto gli incarti e la domanda per il brevetto del “cinefotofono”.
«Di questa storia si è persa la memoria», spiega Andrea Margini, titolare dello storico cinema Roma a Bagno di Gavorrano, che negli ultimi mesi si è dedicato in maniera accurata alla ricerca di documenti e testi che possano dare il giusto risalto a un’invenzione che in pratica ha rivoluzionato il mondo del cinema. Il cinefotofono infatti risulta registrato sul foglio di supplemento n° 148 della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia di martedì 23 giugno 1914 con il numero 423-209 per la durata di un anno e con il titolo ufficiale di Sistema completo di cinematografia parlante. «Tutto è partito – spiega Margini – dal ritrovamento dell’articolo dello stesso Ivo Crocchi “L’avvenire della cinematografia parlante – il Cinefotofono” pubblicato nel 1915 sulla rivista Illustrazione cinematografica».
Nell’articolo il giovane inventore gavorranese raccontava di come fosse nata l’idea dell’apparecchio: «Allorquando i fratelli Lumière di Lione, perfezionato che ebbero il trovato di Edison, resero di pratica attuazione il loro apparecchio cinematografico sottoponendolo al giudizio del pubblico: al primo senso di stupore e ammirazione che pervase ogni spettatore ne fece seguito un altro di insoddisfazione perché quelle scene rimanevano senza colorito per la mancanza della voce umana; da qui la necessità di impressionare e riprodurre a un tempo i suoni e le immagini con un solo apparecchio. E questo è quanto mi posi in mente quattro anni or sono in una sera in cui stavo seduto nella modesta sala d’aspetto del cinematografo del mio paese».
Crocchi continua raccontando il suo entusiasmo per aver «appena diciottenne e indubbiamente primo nel mondo sollevato e risolto un problema che traccia luminosamente la via da seguire per rendere possibile l’avvento della cinematografia parlante, da questa Maremma misconosciuta e negletta». «La ricerca – spiega Margini - è riuscita, con la collaborazione di Raffaella D’Alise, nel ritrovamento del progetto originale recuperato all’Archivio Centrale dello Stato di Roma nel quale l’inventore ha descritto e disegnato lo schema del suo sistema. L’idea di Crocchi è molto interessante perché, anche se non è mai stata costruita l’apparecchiatura per metterla in pratica, rappresentava ciò che poi è avvenuto nella realtà anni dopo e cioè l’impressione contemporanea su di un unico supporto, la pellicola cinematografica, dell’immagine e del suono e la possibilità di riprodurre quest’ultimo tramite la lettura di una fotocellula ottica. L’obiettivo è adesso quello di costruire in collaborazione con il museo nazionale del cinema un modello reale del brevetto per provare anche in pratica che il sistema era funzionante ridando così ad un italiano, anzi a un gavorranese, il diritto dell’invenzione del cinema sonoro».
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