Toscana
«Nuovi accertamenti per decidere il sito»
La richiesta dei candidati sindaco dopo la pubblicazione della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta
GAVORRANO. Dopo la diffusione della relazione prodotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle “attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” non sono mancante le prime reazioni all’interno del Comune di Gavorrano dove sta tenendo banco un’accesa campagna elettorale.
All’interno della relazione della Commissione trova infatti spazio anche un capitolo dedicato ai gessi rossi, il materiale di scarto prodotto dalla Venator, che potrebbe essere utilizzato per il ripristino di una delle due cave gavorranesi, la Vallina e la Bartolina.
I primi accertamenti svolti dalla polizia municipale risalgono al 2012. Già allora dalle analisi emersero concentrazioni di cromo e vanadio superiori ai limiti consentiti tanto che la Procura ha incaricato il Noe di eseguire ulteriori indagini. Oggi il fascicolo, prodotto da due diversi consulenti, è nelle mani del magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. L’ipotesi di reato è quella di attività organizzata per la gestione illecita dei rifiuti: il materiale analizzato conterrebbe infatti una concentrazione di cromo esavalente superiore a quella consentita, tale per cui il gesso non può essere utilizzato in agricoltura e nemmeno come materiale di ripristino ambientale nelle cave.
Il Tirreno ha chiesto ai cinque candidati sindaco del Comune di Gavorrano di tornare sull’argomento alla luce delle novità emerse. «Sarebbe facile dire che l’avevamo detto – ha commentato la candidata Patrizia Scapin, che tra gli altri si avvale anche dell’appoggio dei due Comitati per il no ai gessi rossi nel comune, quello della Vallina e quello della Bartolina – Visto però che c’è una commissione parlamentare che sta lavorando e ha lavorato sul tema, attendiamo le determinazioni. Ribadiamo però che è nostra intenzione avviare le consultazioni con un tavolo dove siano presenti i lavoratori, gli enti locali, l’industria e i sindacati per risolvere in maniera positiva la tematica. Tematica che deve essere risolta salvaguardando il lavoro, l’ambiente e la salute». «Si fa troppo chiasso per qualcosa che doveva essere già stato fatto – ha detto il candidato Gaetano Di Curzio – Sono quattordici anni che le amministrazioni comunali hanno preso alla leggera questa cosa ma tutti se ne devono interessare, non solo Gavorrano».
«La preoccupazione è dovuta – ha detto il candidato della lista Farruggia David Pertusati – Viste le inchieste vorremmo avere la possibilità di far analizzare i prodotti di scarto da un terzo soggetto che si esterno. L’incarico deve essere dato dall’amministrazione e deve vedere la partecipazione dei Comuni limitrofi perché questo non è un problema solo nostro. In ogni caso riteniamo che i siti della Vallina e della Bartolina non abbiano le caratteristiche adeguate per ospitare i gessi. La nostra scelta è quella di creare un tavolo tecnico dove parteciperanno enti locali industria e sindacati per trovare soluzione alternativa». «Aspettavamo gli esiti della relazione – ha detto Elisabetta Iacomelli, candidata e sindaca uscente – Il risultato fa riflettere e comporta un approfondimento da parte di tutti. La volontà di affrontare il problema io l’ho manifestata attivando il dibattito pubblico che si è reso fondamentale e che ha consentito lo svilupparsi dell’inchiesta. Adesso è ovvio che la Regione dovrà monitorare e l’organo di riferimento dovrà far sapere come trattare questi rifiuti».
«Chiediamo un serio approfondimento delle autorità competenti in termini di tutela ambientale, ovvero Arpat, a partire dall’analisi delle falde acquifere del sito di stoccaggio della cava di quarzite di Poggio Speranzosa a Montioni, effettuando nuove analisi più approfondite rispetto ai pozzi di campionamento finora utilizzati – ha detto il candidato Andrea Biondi sostenuto dal Partito Democratico – Lo chiediamo perché non sia in discussione la salute pubblica del territorio di Gavorrano, essendo i principali interessati a seguito dell’individuazione delle cave della Vallina e della Bartolina come possibile destinazione dello stoccaggio dei Gessi Rossi».
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