Il Tirreno

Grosseto

Palpeggiamenti alle pazienti Fisioterapista patteggia 16 mesi

Palpeggiamenti alle pazienti Fisioterapista patteggia 16 mesi

GROSSETO. Ha patteggiato davanti al giudice il fisioterapista di Grosseto, Antonio Giuseppe Malatesta, finito nei guai dopo un servizio delle Iene nella primavera 2016. A due anni da quel servizio...

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GROSSETO. Ha patteggiato davanti al giudice il fisioterapista di Grosseto, Antonio Giuseppe Malatesta, finito nei guai dopo un servizio delle Iene nella primavera 2016. A due anni da quel servizio tv, arriva la conclusione della vicenda penale: un anno e quattro mesi di reclusione per aver costretto le sue pazienti – questa era l’accusa – a subire atti sessuali. Il professionista ha preferito non discutere le contestazioni. La pena base era di cinque anni, ridotta per via del rito speciale e della concessione delle attenuanti.

Fu una delle pazienti, Sofia Mangiarotti, 48 anni, di Cremona ma residente a Grosseto, a rivolgersi alla trasmissione Mediaset: dal 2005 la donna - si sottoponeva a circa cinque trattamenti l’anno, che si svolgevano sempre a seno nudo, durante i quali il fisioterapista l’avrebbe sottoposta a manovre che si sarebbero trasformate in veri e propri atti sessuali. Dopo di lei, altre donne avevano denunciato di aver subito gli stessi comportamenti.

A dare notizia dell’esito del procedimento penale è stata ieri, con un comunicato, l’associazione “La via dei colori” onlus. A questa e all’avvocato Giulio Canobbio, direttore del Comitato scientifico della onlus, si era rivolta una di queste donne. «Per me è una vergogna – afferma la donna - , questa persona ha molestato molte donne negli anni e se la cava così, con un patteggiamento e una pena irrisoria. Una presa in giro per chi come me ha subìto queste violenze».

La stessa associazione spiega che Mangiarotti, che aveva smesso di andare dal fisioterapista, aveva provato a chiedere aiuto anche a un centro antiviolenza. In molti le avevano detto che, senza un video, accuse come quelle sarebbero state insostenibili in Tribunale. Così aveva deciso di rivolgersi alla trasmissione di Mediaset. Si era recata di nuovo dal fisioterapista con una telecamera nascosta da quelli delle Iene. Due sedute da un’ora, nel luglio e nel settembre 2015. Il servizio era andato in onda il 17 aprile 2016. Nei giorni successivi era stata contattata da altre donne che spiegavano di aver subito lo stesso trattamento. Per Mangiarotti era tardi per presentare querela, ma altre donne lo avevano fatto. E così si è arrivati a questo procedimento penale.

«Certo, che venga condannato è un sollievo – conclude Mangiarotti - per me e per tutte le donne che anche loro sono finalmente libere da un incubo. Anche se ha scelto la strada più breve e più comoda per lui, ciò che conta è che sia dichiarato colpevole. Che noi donne possiamo camminare a testa alta e che il dito, spesso puntato su di noi con scetticismo e scherno, potrà essere puntato sul vero colpevole».



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di Redazione web