Toscana
l’emozione di una comunità
NOMADELFIA. «È come se avessimo ospitato a casa la persona per noi più cara. Papa Francesco, per i cristiani, è questo. La sua attenzione verso Nomadelfia e don Zeno ci stimola ancor di più a...
NOMADELFIA. «È come se avessimo ospitato a casa la persona per noi più cara. Papa Francesco, per i cristiani, è questo. La sua attenzione verso Nomadelfia e don Zeno ci stimola ancor di più a guardare verso di lui, l’uomo che ha creato una comunità feconda e fonte di nuove relazioni, tale da permettere anche agli “scarti” – come li ha definiti il Pontefice – di avere un futuro nella nostra società».
Sono le prime parole del vescovo di Grosseto, monsignor Rodolfo Cetoloni, a poche ore dalla partenza del Santo Padre per Loppiano, la seconda tappa del suo viaggio in Toscana. «La visita del Papa – aggiunge il religioso – è stata un ricostituente dello spirito, un crescendo emozionante e ogni tappa ha costituito un passaggio significativo ed eloquente di ciò che è Nomadelfia e di quale è stato e continua ad essere il carisma di don Zeno», prosegue il presule durante la conferenza stampa svoltasi dopo la visita: «Per questo non è abusato dire che si è trattato di una visita commovente, nei modi, nei luoghi, nei gesti. A partire dalla firma, che il Papa ha apposto con molta cura sulla pietra che poi ha lasciato sulla tomba di don Zeno, fino allo spettacolo dei giovani a cui ha assistito partecipe, perché ha colto l’essenza della identità stessa di Nomadelfia, un popolo nuovo nel quale il Vangelo si è fatto profezia».
«L’ho visto molto a suo agio nel gruppo familiare – ha poi rivelato il vescovo – capace di assorbire ogni dono, ogni parola, ogni aspetto di ciò che ha visto e sperimentato. Nell’essergli accanto durante tutta la visita, nel tremore e nella gioia, è stato per me il dono di poter godere appieno della sua sensibilità di pastore. Certamente ora si tratta di far depositare le emozioni e lasciar affiorare il frutto di questo incontro che il Signore ci ha offerto di vivere non come occasione che si esaurisce – continua monsignor Cetoloni – ma che è capace di generare ulteriore fecondità in Nomadelfia e tra la Chiesa di Grosseto e i figli di don Zeno, a cui va la gratitudine per il mondo in cui hanno saputo condividere questa visita con tutti, offrendo la possibilità di sperimentare ancora una volta che essere Chiesa è dono bello da custodire».
Durante la visita il vescovo ha potuto far benedire al Papa un rosario in pietra, che il 26 maggio, per il sedicesimo pellegrinaggio mariano diocesano Marrucheti-Campagnatico, sarà portato al santuario e deposto dinanzi all’immagine della Madonna delle Grazie.
Stefano Taglione
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