Il Tirreno

Grosseto

Omicidio di Irina, Bertini torna in aula

di Francesca Gori
Omicidio di Irina, Bertini torna in aula

Fissata la Corte d’assise d’appello: al centro del nuovo processo la premeditazione. La donna fu uccisa e fatta sparire 

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GROSSETO. Il 23 maggio si torna in aula e questa volta la decisione dei giudici potrebbe cambiare le sorti di Sergio Bertini, il perito informatico che ha ucciso la sua compagna Irina Meynster facendo sparire il cadavere a Cala Purgatorio, all’Argentario.

Bertini, che è stato condannato a trent’anni dal tribunale di Grosseto, è arrivato fino al massimo grado di giudizio: è stata la Cassazione infatti a chiedere alla corte d’assise d’Appello di rivedere due diversi punti della decisione presa, così come richiesto dall’avvocato dell’uomo, Tommaso Galletti, quello sulla premeditazione e quello sul calcolo della pena. Bertini infatti è stato condannato per omicidio a una pena di 27 anni quando il massimo edittale è 24 anni.

I giudici della Corte d’Appello avevano già accolto alcune delle richieste presentate dall’avvocato Galletti tanto che a Firenze, Bertini era stato condannato a 19 anni di carcere che sta scontando a Massa Carrara. Ora la corte d’Appello dovrà ricalcolare la pena.

La Cassazione ha richiesto ulteriori elementi, soprattutto ha chiesto ai giudici fiorentini di motivare meglio l’aggravante della premeditazione: secondo il legale di Sergio Bertini, il cinquantaduenne non era in grado di intendere e volere quando ha ucciso Irina. Su questo punto però i giudici della Suprema corte non sono stati d’accordo con i motivi del ricorso e lo hanno respinto. Ma qualche dubbio sulla premeditazione lo hanno comunque mostrato: la Corte d’Appello, se vuole sostenere quella linea e quindi quella sentenza dovrà motivare in altro modo il mantenimento dell’aggravante. Anche sul trattamento sanzionatorio i giudici romani hanno chiesto ulteriori precisazioni ai colleghi fiorentini: Bertini è stato condannato per omicidio a una pena di 27 anni quando il massimo edittale è 24 anni. Ma è soprattutto sulla premeditazione che ora si gioca la partita in tribunale: secondo i giudici della Cassazione infatti, i colleghi fiorentini non si sarebbero soffermati sul lasso temporale trascorso tra «l’insorgenza della determinazione omicida - scrivono - e la sua esecuzione».

Irina Meynster fu uccisa da Sergio Bertini nel loro appartamento in via Ansedonia. L’uomo le strinse il collo, spiegando poi di averla solo abbracciata con troppa forza. Poi spogliò il corpo della sua compagna, lo avvolse in alcune coperte e lo caricò nel bagagliaio della sua auto per andare a gettarlo a Punta Cana, all’Argentario, in un dirupo. Sperava che quel cadavere venisse trovato dai cinghiali, sperava che lo facessero così sparire. Simulò la scomparsa della donna, lanciò l’allarme anche alla trasmissione Chi l’ha visto.

Bertini fu arrestato e confessò. Il cinquantaduenne crollò davanti al corpo della sua compagna all’obitorio di Grosseto e disse di essere stato lui a uccidere la sua compagna al culmine di una lite e di aver cercato di disfarsi del cadavere gettandolo in un dirupo.

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