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È morto l’avvocato Padovani Una vita per la professione
GROSSETO. Era il decano degli avvocati grossetani e fino all’anno scorso aveva continuato ad esercitare la professione, nello studio di via Garibaldi. Non era infrequente, fino a qualche tempo fa,...
GROSSETO. Era il decano degli avvocati grossetani e fino all’anno scorso aveva continuato ad esercitare la professione, nello studio di via Garibaldi. Non era infrequente, fino a qualche tempo fa, vederlo anche in Tribunale. Giorgio Padovani è morto nella notte tra venerdì e sabato all’età di 91 anni.
Era nato a Roma l’8 novembre 1926. Il padre era maresciallo della Forestale, aveva lavorato anche nel Casentino. Giorgio era arrivato con la famiglia a Grosseto quando era adolescente. Aveva frequentato il liceo, poi si era iscritto all’Università a Siena: ne era uscito nel dopoguerra con la laurea in giurisprudenza. E aveva iniziato la professione. In così tanti anni si era occupato di tutto ciò che può capitare a un avvocato. Ma degli inizi i suoi familiari ricordano soprattutto il lavoro svolto per l’Ente Maremma, quando aveva seguito gli espropri: un lavoro non semplice, in giro per le campagne maremmane, spesso scortato dai carabinieri per evitare che certe discussioni prendessero una brutta piega.
E poi gli oltre sessanta anni di professione trascorsi nelle aule di Tribunale. Le cronache del nostro giornale trovano il suo nome legato a vari processi, come ad esempio alla fine degli anni Novanta quello in difesa di uno degli imputati per le mazzette negli uffici finanziari. Ma Padovani, sempre in quegli anni, era in prima linea anche con il sindacato degli avvocati, quando avvertiva dei rischi che i cittadini potevano correre affidandosi, nelle cause finalizzate alla liquidazione danni da incidenti stradali, a «persone e società sfornite di una specifica qualifica professionale». Fuori dalla Maremma, il suo nome era noto anche per essere stato, negli anni Sessanta, presidente delle Terme di Casciana.
Lascia la moglie Anne, inglese, da lui conosciuta quando lei veniva in vacanza in Maremma. È da lei che ha imparato l’inglese, ricordano i figli Clio, Nicola e Sacha. Con lei aveva imparato a conoscere la comunità britannica che frequentava (cinquanta anni fa) il Monte Argentario. Grazie a lui Adam Pollock, l’ideatore di Musica nel chiostro, era venuto a conoscenza del convento di Batignano e l’aveva voluto comprare. Ciclista appassionato, era solito percorrere lunghe distanze fino a raggiungere ogni angolo della nostra provincia.
Il rito funebre sarà celebrato martedì alle 10.30 in Duomo, da don Franco Cencioni, sacerdote suo coetaneo: proverbiali i loro finti e continui “litigi”. Alla famiglia, che ringrazia per l’assistenza fornita l’hospice dove l’avvocato è deceduto dopo una decina di giorni di ricovero, le condoglianze della nostra redazione. (p.s.)
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