Il Tirreno

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Dieci agnelle morte e capi feriti Razzia nell’azienda Masala

di Fiora Bonelli

MANCIANO. «Ho cominciato a mungere pecore quando avevo 14 anni. Ho amato questo lavoro con tutto me stesso. Adesso non vivo più. Sono distrutto come le mie pecore». Questo il grido di dolore di...

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MANCIANO. «Ho cominciato a mungere pecore quando avevo 14 anni. Ho amato questo lavoro con tutto me stesso. Adesso non vivo più. Sono distrutto come le mie pecore». Questo il grido di dolore di Simone Masala, allevatore trentenne di Manciano, dopo l’ultima predazione del suo gregge alle 5,30 di ieri mattina. Una carneficina, con dieci agnelle morte, altre ferite e disperse, un montone ucciso e un cane introvabile.

«Le pecore – dice Simone – erano tutte agnelle di un anno che costituivano il ricambio del gregge. Così il prossimo anno non avrò nemmeno una pecora giovane. Anzi, se continua così non avrò più pecore, perché con grandissimo dispiacere ho l’idea di chiudere baracca e burattini. Da questo lavoro che nonostante tutto continuo ad amare, non ci tiro fuori lo stipendio».

Simone racconta che verso le 5,30 ha tirato le pecore fuori dall’ovile perché mangiassero, accompagnate da due cani da guardiania. «Devono pur mangiare – dice –. La notte stanno al chiuso, ma il giorno occorre che pascolino. Io abito proprio davanti al prato dove le ho mandate. Mi sono allontanato poi per andare dall’altro branco e in un attimo i predatori avevano fatto strage. Dieci azzannate alla gola, solo una mangiucchiata, il montone, un animale sardo, selezionato, morto, i cani scomparsi. Uno l’ho ritrovato ore dopo a chilometri di distanza, completamente terrorizzato. Dell’altro non c’è traccia».

Masala spiega che i predatori hanno sfondato il recinto dove le pecore pascolavano e hanno fatto il solito macello. «Possiedo 15 cani – dice Masala – di cui cinque sono cuccioli. Due cani sardi, particolarmente bravi, li ho portati dalla Sardegna, ma nemmeno così si fronteggia il branco di predatori di cui i cani sono impauriti, tanto che fuggono lontano. Ieri sera (venerdì) me lo sentivo che qualcosa sarebbe successo, tanto che ho acceso le luci, ho acceso il fuoco in casa. Le finestre erano tutte illuminate e la finestra di camera mia dà proprio nel pascolo. Prima di andare a letto, tardissimo, ho fatto il giro con due lampade potenti attorno a casa e all’ovile dove erano le pecore. Speravo di averli dissuasi, invece erano ancora qui, alla Campigliola, sotto casa mia. Ho il ladro sempre in casa, insomma».

Masala spiega che spende ogni giorno, dai 30 ai 40 euro per dar da mangiare ai cani: «ma i soldi sono finiti – dice – e adesso sono a un bivio. Si tratta della mia vita e della salute. Andrò dal medico, perché non dormo, non mangio, non sono tranquillo. Non vedo un futuro, così. Devo pagare i terreni in affitto, le mungitrici, le tasse e l’operaio. Oltre i cani, a cui serve alimentazione, vaccini, microchip, sterilizzazioni, cure e tutto il resto. E per me cosa resta? Non riesco nemmeno a ricomprarmi le pecore. Le ricompri e non ce le ritrovi più. A trent’anni è difficile costruirsi un futuro così.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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