Il Tirreno

Grosseto

IL GURU DEL ROCK STREGATO DALLA TRADIZIONE

di DOMENICO ALEOTTI*

Dal mattino, nel dolce declivio degli ulivi, che scendono dal turrito Montepescali, borgo medievale, sopravvissuto ai deliri urbanistici dell’ultimo secolo, si raccolgono i gruppi canterini, già...

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Dal mattino, nel dolce declivio degli ulivi, che scendono dal turrito Montepescali, borgo medievale, sopravvissuto ai deliri urbanistici dell’ultimo secolo, si raccolgono i gruppi canterini, già camminanti per fattorie e frazioni, per porgere le loro canzoni e le immaginifiche musiche del Maggio, nel segno di una sopravvissuta tradizione popolare. Non c’è retorica, ma “un disperato” racconto di ultime verità, non c’è nostalgia, ma un desiderio di un ancoraggio sicuro, nel mare di suoni, che attraversa l’etere.

Ho negli occhi le tante giornate, di lontani “Maggi”, seguiti tra questi ulivi attraversati dalle grida di fanciulli e stupori di bambini. Ma una giornata mi è rimasta fissata nel ricordo.

David Zard, il mitico manager mondiale della musica rock (e non solo) era mio ospite a poca distanza dal luogo del raduno di Braccagni. Lo portai tra gli ulivi ad ascoltare i maggiolini, lui, che aveva ascoltato, conosciuto, frequentato, le più belle voci della modernità musicale, rimase folgorato dal vecchio cantastorie Bargagli, ora scomparso. Era sorpreso da quello strano avvenimento musicale, così naturale, così vero, e insieme musicalmente metastorico.

Rimanemmo ore, David fu riconosciuto da alcuni degli organizzatori, stupiti dalla sua presenza. Provai a suggerire a Zard, che si poteva aiutare quell’appuntamento portando, in futuro, ospite un gruppo o un personaggio musicale di fama internazionale. Guardandomi come se avessi bestemmiato, mi disse: «Hai detto una sciocchezza, vorresti rovinare la purezza di questo evento? Se crescerà questo evento sarà per una sua autonoma forza, come sta succedendo in Puglia con la Taranta».

Pensavo a questo e ad altri incontri musicali, che avevo vissuto con David, al nostro tentativo di portare Bob Dylan, in Maremma, alla fattoria Badiola di Roberto Peragallo, più di 20 anni fa, pareva cosa fatta, ma per ragioni logistiche decidemmo d’accordo con lo sponsor Il Tirreno di andare a Livorno. Il giornale, con il caro giornalista Carradori, stampò un inserto su Bob Dylan di 12 pagine con tutte le sue canzoni tradotte in italiano; il grande menestrello americano gradì quell’omaggio.

Piccoli incontri come quello di Braccagni andrebbero presi per mano dalle istituzioni e dalla comunità grossetana, salvaguardati da personalismi e piccole ripicche, salvati per condurli lontano dal possibile oblio. Sarebbe una sciagura, se i coraggiosi attuali organizzatori dovessero desistere dal loro prezioso volontario impegno, una perdita impagabile per le tradizioni musicali in Maremma.

Il ricordo di quel giorno a Braccagni, con David Zard, mi tornava in mente, mentre salivo la collina del cimitero ebraico di Prima Porta a Roma, dove stavano seppellendo il mio vecchio amico, anche lì canti, antichi e dolorosi della comunità ebraica. Così la musica, il canto, accompagna le nostre vite, scorre tra righi e spazi del nostro spartito esistenziale. Questo il contributo per informare e sostenere questi appuntamenti, perché anche nel futuro confusi con l’allegro stridio delle sopravvissute rondini salgano al cielo i canti del maggio.

*Giornalista e scrittore



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