Attenzione
Sorpresa, i cinghiali diminuiscono del 50%
Dal 2010 nel Parco della Maremma il numero si è dimezzato
GROSSETO. Dal 2010 ad oggi i cinghiali nell’area protetta del Parco regionale della Maremma sono calati di circa il 50 per cento e i daini di circa il 40 per cento mentre la superficie coltivata che ricade nell’area protetta e che è stata danneggiata dagli ungulati selvatici si attesta al 3, 8%. Questi dati sintetizzano i principali risultati delle strategie di contenimento di cinghiali e daini adottate dall’ente e sono stati illustrati ieri dalla presidente del Parco Lucia Venturi insieme al consigliere Federico Forcelloni, al direttore Enrico Giunta e al comandante delle guardie del Parco Luca Tonini. «Con questi numeri – dice Venturi – vogliamo fare chiarezza e sgombrare il campo dall’idea che la presenza di questi animali sia aumentata in maniera esponenziale e che i campi non vengano più coltivati a causa di questo fenomeno. Nessuno vuole negare il problema, proprio per questo ogni anno il Parco della Maremma adotta un piano di gestione della fauna selvatica approvato dal nostro comitato scientifico: da questo piano discendono tutte le azioni che noi mettiamo in campo, tra cui i “prelievi”, cioè gli abbattimenti e le catture degli animali».
In particolare la gestione degli ungulati risponde a due delle finalità istitutive del Parco della Maremma: da una parte la conservazione della biodiversità, dall’altra la tutela delle attività agricole presenti nell’area protetta.
Tornando ai numeri nel periodo dal 2010 ad oggi si registra una riduzione di circa il 50% della densità del cinghiale e di circa il 40% della presenza dei daini nel Parco: ipotizzando una stima numerica, se nel 2010 c’erano tra i 1. 600 e i 2. 000 cinghiali, nel 2017 il numero di capi stimabili oscilla dagli 800 ai 1. 000 mentre per i daini a fronte di un numero pari a circa 1. 200 individui nel 2010 se ne stimano 750 nel 2017. «Non è un contenimento solo numerico – sottolinea Tonini – perché selezioniamo anche i capi da rilasciare dopo la cattura e quelli da prelevare. In particolare ci interessano le femmine gravide o con i piccoli per limitare la proliferazione della specie».
La riduzione degli ungulati ha fatto sì che siano anche calati in maniera direttamente proporzionale i danni da loro causati sia in termini di raccolto andato perso sia come superficie agraria danneggiata dal passaggio di cinghiali e daini in cerca di cibo. «Il Parco della Maremma – sottolinea Venturi – indennizza al 100% ed entro l’anno le aziende che hanno subito danni. Il nostro non è un indennizzo forfettario ma reale grazie al lavoro accurato, durante l’intera annata agraria, del nostro agronomo che fa numerosi sopralluoghi nelle singole aziende al fine di determinare i danni effettivi da ungulati e l’entità del risarcimento, tenendo anche conto dei prezzi dei prodotti nella relativa annata agraria».
Prendendo come riferimento i dati Artea del 2016 la superficie agraria coltivata all’interno del Parco è pari a 3. 297, 63 ettari. Quella danneggiata e oggetto di indennizzo è pari a 126, 67 ettari, quindi meno del 4% del totale. «Questi risultati – dice Tonini – si ottengono non solo con i prelievi ma anche adottando diverse strategie di prevenzione dei danneggiamenti come l’uso di recinzioni, comprese quelle elettrificate, e i pattugliamenti notturni con le nostre guardie». Quanto agli abbattimenti essi rappresentano dal 20 al 25% del totale dei prelievi effettuati ogni anno nel Parco.
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