Il Tirreno

Grosseto

I biologi ritornano nella tana del lupo Ecco le nuove tracce

di Giovanna Mezzana
I biologi ritornano nella tana del lupo Ecco le nuove tracce

Un team di specialisti ha ricominciato a mappare la Feniglia  Già repertati sette campioni che saranno inviati all’Ispra

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PORTO ERCOLE. Si va avanti sulle tracce del lupo che dimora in Feniglia: sette nuovi campioni di escrementi sono stati raccolti da un team di biologi e nell’arco di una decina di giorni verranno spediti all’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Gestori della Duna Feniglia per conto del Demanio dello Stato, i carabinieri forestali hanno ritenuto che fosse opportuno non interrompere l’indagine conoscitiva partita nell’estate 2017 e che punta a saperne di più sulla presenza del predatore. Così, terminato il progetto Medwolf di status provinciale, i cui risultati sono stati resi noti di recente e indicano in una cinquantina di esemplari per metà lupi e per metà ibridi la popolazione di canidi che vive tra la costa maremmana e l’Amiata – l’ufficio territoriale carabinieri per la biodiversità di Follonica ha richiesto e ottenuto il nulla osta dall’apice dell’Arma perché le ricerche non fossero interrotte: almeno per la riserva che congiunge il Promontorio argentarino con il colle di Ansedonia. Ed è così che il team di biologi che già aveva lavorato sotto il cappello di Medwolf – Valeria Salvatori, Paola Fazzi e Marco Lucchesi – hanno già ripreso l’attività di campionatura nella riserva naturale. Intanto, giovedì sera anche Il Tirreno ha partecipato a un’escursione in notturna in Feniglia coi carabinieri forestali e Marco Galaverni, responsabile specie e habitat di Wwf Italia, nell’ambito di una due-giorni promossa dall’associazione ambientalista di iniziative dedicate al lupo: obiettivo, alzare il velo sul comportamento e le abitudini di questo straordinario mammifero, protetto da una legge dello Stato (la 157/1992), i cui recenti avvistamenti tra Porto Ercole e Ansedonia hanno rievocato paure ataviche e in parte umanamente comprensibili.

Nuove indagini. «Siamo convinti che occorra approfondire le ricerche – dice Giovanni Quilghini, comandante dei carabinieri per la biodiversità di Follonica – Non basta dire: “C’è il lupo”. Vogliamo spingere sulla caratterizzazione genetica, capire se la Feniglia è un habitat in cui il predatore si riproduce, misurare la consistenza delle prede». Le prede cioè gli ungulati: i cinghiali. E, soprattutto, i daini che – a colpo d’occhio, dicono gli esperti – sembrano numericamente diminuiti «anche se si tratta di un decremento rispetto a un carico divenuto insostenibile sul fronte della biodiversità» aggiunge Quilghini; e c’è poi da tener conto che daini e ungulati “transitano” in Feniglia ed è risaputo che la loro presenza vari periodicamente anche per la mancanza di fonti di acqua non salmastra nella riserva naturale.

Nuovi campioni. I biologi hanno già ripreso a lavorare. I loro occhi sono puntati sulla Feniglia ma non solo: «La nostra attività verrà svolta all’interno della riserva – spiega Valeria Salvatori, già responsabile scientifica di Life Medwolf – ma il nostro sguardo sarà rivolto anche verso l’Argentario e Ansedonia», tant’è che dei nuovi 7 campioni, 6 sono stati trovati all’interno della Feniglia e uno all’esterno. I risultati dei test genetici giunti dal Portogallo sui campioni raccolti durante l’estate 2017 dagli esperti nell’ambito di Life Medwolf hanno già permesso di identificare tre esemplari di sette che comporrebbero un branco stabile. Tali dati sono un’utile base dalla quale ripartire per ulteriori approfondimenti: «I nostri obiettivi ora sono tre – dice Salvatori – Primo: verificare se la coppia stabile si è riprodotta. Secondo: capire se dimora ancora in Feniglia. Terzo: quantificare quanti sono gli esemplari e/o quanti ne sono rimasti rispetto al branco inizialmente individuato». È intenzione dei carabinieri forestali organizzare un nuovo incontro pubblico per fornire informazioni dopo la metà di maggio.

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