Sicurezza
Prese a mazzate un’anziana Pena ridotta in appello
Maria Rosaria Madonna era stata condannata a 12 anni in primo grado I giudici fiorentini confermano l’imputazione: «Voleva uccidere l’ottantenne»
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Maria Rosaria Madonna voleva uccidere la sua vicina di casa. Lo ha scritto il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna nelle motivazioni della sentenza con la quale ha condannato la donna a 12 anni. E lo ribadisce anche la sentenza della Corte d’appello di Firenze alla quale ha presentato ricorso l’avvocato Marco Fanti. Madonna voleva uccidere l’anziana. Ma i giudici di secondo grado le hanno riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti e hanno ricalcolato la pena che è ora scesa a sette anni e quattro mesi. Quello che non cambia è il reato per il quale è stata condannata la donna, ovvero il tentato omicidio.
«Tutto depone per l’assoluta idoneità della condotta a cagionare la morte: il mezzo usato, la relativa forza applicata, il numero dei colpi inferti e la zona del corpo attinta, tanto che la consulenza medico legale disposta dal pm ha concluso che è verosimile che i colpi inferti con la mazza da baseball sul cranio sarebbero stati in grado di causare lesioni mortali anche se in concreto, per la forza che la donna ha potuti applicare non si sono per fortuna prodotte lesioni endocraniche». È infatti questo uno dei passaggi chiave contenuti nelle motivazioni della sentenza su Maria Rosaria Madonna, riconosciuta colpevole del tentato omicidio di un’anziana vicina, 88 anni all’epoca e morta poco dopo il processo. In primo grado, Madonna è stata condannata con il rito abbreviato a 12 anni. La donna, dopo aver colpito con una decina di bastonate l’anziana utilizzando la riproduzione di una mazza da baseball, aveva anche tentato di sviare le indagini dei carabinieri.
Era il 14 ottobre 2015 quando, poco prima di mezzogiorno, l’anziana fu aggredita nel giardino della sua abitazione di Castiglione della Pescaia. A raccontare quello che era successo quel giorno era stata lei stessa, dal letto dell’ospedale e le sue parole avevano trovato conferma anche nel racconto di uno svizzero che era accorso dopo aver sentito la donna urlare. Era stato lui a vedere con i propri occhi la parte finale di quell’aggressione che avrebbe potuto uccidere la donna.
Tesi questa che è stata contestata dall’avvocato Fanti già durante l’udienza al tribunale di Grosseto: l’anziana non sarebbe mai stata in pericolo di vita tanto che sostenuto l’ipotesi di lesioni aggravate le uniche lesioni che l’anziana aveva riportato non erano al cranio ma sulle mani con le quale aveva cercato di difendersi dai colpi. La donne soffre di ludopatia: aveva finito il denaro, non sapeva come procurarselo e quella fu la molla dell’episodio. Nessuna giustificazione all'aggressione ma la richiesta di riconoscere la situazione particolare in cui la donna, tra l'altro alta appena 1 metro e 48 e quindi dalla corporatura minuta, si era trovata. La donna è tuttora agli arresti domiciliari: l’avvocato Fanti presenterà ricorso alla Cassazione per chiedere che sia riformulato il capo d’imputazione.
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