Sicurezza
Il vescovo e la memoria del bombardamento
Messa in suffragio dei caduti nella cripta della basilica del Sacro Cuore Cetoloni: «Il ricordo di una tragedia serva come scuola da cui imparare»
GROSSETO. «Celebrare la memoria di un anniversario serve a dar valore a tutto quel male-dolore come possibile scuola da cui imparare a non ripetere più, a dire mai più». È quanto detto dal vescovo Rodolfo Cetoloni nell’omelia pronunciata ieri mattina durante la Messa celebrata nella basilica del Sacro Cuore, nel 75º anniversario del bombardamento di Pasquetta, in suffragio dei caduti civili.
Questo momento di raccoglimento e riflessione, promosso dall’associazione nazionale vittime civili di guerra (sezione provinciale di Grosseto presieduta da Giuseppe Checcaglini), ha visto celebrare la messa alle 9,30 nella cripta della basilica in cui ha sede il sacrario che ricorda le vittime del bombardamento. Accanto al vescovo Rodolfo erano don Franco Cencioni che ha concelebrato, don Giampaolo Marchetti e padre Vittorio Pacitti, viceparroco del Sacro Cuore. Erano presenti autorità civili e militari. «Per noi cristiani – ha aggiunto il presule – la memoria non è solo ricordo di un evento del passato ma è legata alla fede in Cristo, il centro della storia umana. Come cristiani siamo chiamati ad attraversare il tempo, la storia e il quotidiano avendo in noi i sentimenti, lo sguardo, il cuore di Gesù, ricordando certo le vicende tristi e drammatiche che hanno segnato il passato, ma allo stesso tempo convinti di un bene sempre presente, impegnati ognuno in un piccolo segmento di tempo e di spazio, a diventare luogo, presenza di Dio. Egli ha voluto condividere la storia con noi, compresi i drammi e i disastri umani. Questo ci porta a non arrenderci, a non adattarsi, anche a soffrire di più forse nelle situazioni, perché ogni volta che si ferisce un fratello, si ferisce Dio, la sua carne, il suo volto. Credere – ha continuato il vescovo – comporta più partecipazione, più coinvolgimento alla sorte dell’umanità, più condivisione pagata di persona, senza però far cadere la speranza e la fiducia, ma tenendo fisso l’impegno a rinascere, a ricostruire». Riferendosi poi alla cripta, il vescovo Rodolfo ha ricordato come monsignor Paolo Galeazzi la volle «perché fosse memoria feconda. Oggi è affidato a noi, perché sia spazio di consolazione e perdono».
Dopo la messa, alle 11 la cerimonia si è spostata al Parco di via Ximenes con la scopertura di una lapide restaurata.
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