Il dolore
La musica del MioMondo Laboratorio interculturale
Un centinaio di bambini di via Sicilia a contatto con artisti stranieri e italiani Il 6 giugno uno spettacolo alla Cava raccoglierà fondi per La Farfalla onlus
GROSSETO. La scuola elementare di via Sicilia, da quest’anno, si apre a un progetto multidisciplinare che si chiama MioMondo. Interessa quattro classi (4ª A, 4ª B, 4ª D e 5ª D) e un centinaio di bambini, che una volta a settimana, per un paio d’ore, vengono a contatto con vari artisti stranieri e italiani. L’obiettivo finale è quello di realizzare uno spettacolo, che debutterà il 6 giugno alla Cava di Roselle, e raccogliere fondi a favore dell’associazione cure palliative “La Farfalla onlus”, che si occupa di assistenza ai malati oncologici.
Il Tirreno è stato invitato a raccontare i laboratori artistici che si tengono a scuola, attivati con un progetto del Comprensivo Grosseto 3 (dirigente Maria Luisa Armillei), approvato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e sostenuto da una decina di partners locali. In classe, per la prima volta, tra gli altri, entrano dei migranti, portando le loro esperienze, la loro cultura. L’apporto degli stranieri partecipanti al progetto, adulti e bambini, è rappresentato dalle storie, dalle fiabe, dalle canzoni, dalle filastrocche e dalle danze dei Paesi d’origine, che verranno recitate, cantate e suonate durante lo spettacolo. «È un mosaico formato da tante tessere diverse – spiega la referente del progetto, Anna Del Vacchio – elementi che compongono un unico disegno, fondato sull’arte».
“Miomondo”, in pratica, è un musiracconto suonato, cantato, ballato e recitato, che vede il coinvolgimento e il dialogo interculturale tra molte etnie differenti e tra bambini, ragazzi, adulti, artisti professionisti e non, stranieri e italiani. La direzione artistica è di Paolo Mari, musicista, che nel progetto svolge anche il ruolo di chitarrista, compositore e direttore dei laboratori musicali che si tengono nella scuola di via Sicilia. «È stato compiuto uno sorta di casting nei principali centri di accoglienza della provincia di Grosseto – spiega Mari – e abbiamo individuato così cinque ragazzi africani con una spiccata cultura artistica, musicale in particolare. Sono loro che vengono a scuola, che si raccontano. Si parla principalmente di cultura, messaggi semplici, universali. Proprio partendo dal loro esempio, gli alunni hanno costruito strumenti musicali rudimentali usando oggetti e materiali di recupero, che altrimenti sarebbero finiti in un cassonetto. Susso, per esempio, ci ha spiegato come nasce il suo balafon…».
Dal lavoro laboratoriale sta nascendo questo spettacolo con una trama suggestiva, anticipata dalla regista Del Vacchio, coordinatrice di sceneggiatura, coreografie e testi: «Una bambina si trasferisce da un’altra città italiana e arriva in una scuola in cui non conosce nessuno. I suoi genitori invitano i nuovi compagni di classe alla sua festa di compleanno in una ludoteca dove un animatore con allegria, fantasia e magia, per divertirli e farli socializzare si serve di storie, giochi, canzoni e filastrocche chiedendole in prestito ai bambini presenti originari di diversi Paesi, sia europei che extraeuropei. Le canzoni sono coinvolgenti, ballabili e cantabili dal pubblico, perché l’obiettivo è quello di creare un’interazione con tutti i partecipanti». Molti dei cento alunni avranno un ruolo nello spettacolo finale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
