Il Tirreno

Grosseto

La chiesa rinasce dopo 5 anni

di Ivana Agostini
La chiesa rinasce dopo 5 anni

A San Donato sono terminati i lavori di restauro. A giugno i primi matrimoni

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SAN DONATO. Nella chiesa di San Donato si tornerà a dire messa. Dopo uno stop di circa 5 anni, domenica prossima alle 18 le campane della chiesa torneranno a suonare per chiamare i fedeli a raccolta.

La chiesa era chiusa dal settembre 2013 per problemi al tetto. I lavori di restauro sono iniziati alcuni mesi fa e hanno riguardato sia la parte esterna dell’edificio che quella interna. Anche ieri in molti stavano lavorando fuori dall’edificio perché tutto fosse pronto per domenica prossima. C’era chi toglieva piante infestanti, chi faceva rifiniture. All’opera anche don Arnaldo Combi, il parroco che ha seguito i lavori di restauro costati circa 400mila euro, 360mila euro circa di finanziamenti arrivati con l’8 per mille e circa 20mila euro messi dalla parrocchia. «È stato fatto il tetto della chiesa – spiega il parroco – quello della canonica; sono stati rifatti il campanile e gli intonaci esterni, l’impermeabilizzazione del terrazzo e l’interno della chiesa».

Entrando, si notano le pareti completamente messe a nuovo. L’odore di vernice fresca sale alle narici: tutto è pulito, rinnovato e pronto ad accogliere i parrocchiani di San Donato, una zona di campagna con decine di poderi che si trovano lungo le stradine sconnesse che conducono alla chiesa. «Ora la chiesa è pronta – aggiunge il parroco – e domenica alla presenza del vescovo di Pitigliano, Sovana e Orbetello, sarà celebrata la messa». Una riapertura importante per una comunità di campagna legata comunque alla sua chiesa anche se col passare degli anni molti si sono trasferiti ad Albinia. La chiesa di San Donato non solo tornerà a celebrare le messe ma anche a essere luogo prescelto per i matrimoni. Il primo sarà celebrato il 9 giugno in una chiesa completamente messa a nuovo in un posto incantato immerso nel silenzio della campagna dove spiccano i contrasti fra il verde dei campi coltivati a grano e i fiori gialli dell’erba. «Un segno importante – conclude don Arnaldo – per far capire che la comunità è ancora viva».

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