Sicurezza
Casalone, cala il sipario Si galopperà a Follonica
GROSSETO. Casalone, addio, i cavalli galopperanno a Follonica, all’ippodromo dei Pini. Si scopre dal sito web del ministero delle politiche agricole l’arrivo al capolinea dell’ippodromo grossetano....
GROSSETO. Casalone, addio, i cavalli galopperanno a Follonica, all’ippodromo dei Pini. Si scopre dal sito web del ministero delle politiche agricole l’arrivo al capolinea dell’ippodromo grossetano. In tandem con il decreto ministeriale (n. 30877 del 24 aprile 2018), è stato pubblicato il calendario delle corse di maggio e giugno: ed è da qui che si scopre che a Follonica – struttura deputata al trotto – a giugno si galoppa. Per quattro giornate: lunedì 11, 18 e 25 giugno e mercoledì 27 giugno. Veniamo ai premi: per le quattro giornate di galoppo a Follonica andrà uno stanziamento complessivo di poco più di 120mila euro. Il cosiddetto Decreto Castiglione – il n. 681/2016, dal nome del sottosegretario con delega al settore ippica Giuseppe Castiglione – prevede del resto anche il trasloco di giornate e montepremi in caso di fusioni o acquisizioni tra società.
Era nell’aria: nei giorni scorsi la stampa specializzata – Trotto Turf, per esempio – dava il trasferimento dal Casalone ai Pini come cosa (pressoché) fatta. Restano tanti dubbi. Prima di tutto, quelli sul futuro dell’ippodromo di Grosseto inteso come struttura di grande pregio con una sterminata area verde non edificata, né – per ora – edificabile. Secondo, il timore che si disperda la grande tradizione del galoppo maremmano: stando al parere degli esperti, l’ippodromo dei Pini non sarebbe il massimo per accoglierla. «Il passaggio da una pista in erba da 1.400 metri, con tracciato di pista piccola di 1. 300 metri integrato dai percorsi in ostacoli – scrive Marco Trentini su Trotto Turf – ad una pista in sabbia da 1.000 metri è decisamente un bel passo indietro». E poi c’è la questione del collaudo per il galoppo e dell’appeal per il pubblico degli aficionado del Casalone. Cala il sipario ed è una debacle che si verifica nel più assordante dei silenzi mai uditi: non una parola né da Grosseto, né da Follonica, né dal mondo dei “cavallari”.
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