Il Tirreno

Grosseto

Sotto le bombe quel tragico 26 aprile 1943

di Pierluigi Sposato

Ricorre il 75° della strage di Pasquetta Le foto recuperate dall’archivio Caciagli

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GROSSETO. Per molte decine di grossetani ancora la data del 26 aprile è una data che significa soltanto lutto. È il giorno del Lunedì di Pasqua, quello del bombardamento degli Alleati del 1943 che causò 205 vittime, fra cui anche molti bambini che giocavano alle giostre di Porta vecchia. Domani saranno 75 anni e la città si appresta di nuovo a ricordare la tragedia.

Noi lo facciamo anche con l’aiuto di alcune fotografie, che pubblichiamo in questa pagina, fornite da Guido Caciagli, ex vigile del fuoco, appassionato di storia locale, instancabile raccoglitore di materiale documentario. Una passione possibile anche grazie, e Caciagli non smette mai di ricordarlo, anche a chi riconosce l’importanza della sua attività e gli dona i propri archivi, tra cui Aldo Ciabatti e Federico Guidoni. Una straordinaria miniera di notizie, ricostruita anche mediante le notizie apprese all’Archivio di stato oppure anche attraverso i documenti trovati sulle bancarelle, come al mercato di Arezzo.

Una miniera di notizie anche sulla storia dei vigili del fuoco grossetani. Perché quel giorno le squadre furono impegnate in una trentina di interventi (il registro li elenca minuziosamente, indicando anche i nomi di coloro che erano intervenuti) per il «ricupero di morti e feriti» ma anche di «paracadutisti nemici» (a Istia d’Ombrone) e per il sopralluogo inerente le bombe inesplose (via del Seminario). Quel giorno crollarono edifici, esplosero condutture, furono devastate strade, da via Bassi alla staziopne, dal Poggione a via Mazzini, da Case Ciano a via Sauro. Una città in lutto. «Si conferma - scrisse il giorno successivo l’allora comandante, il geometra Terzo Scarpa - che l’incursione verificatasi ieri alle 14,10 ha provocato numerosi crolli totali e parziali di fabbricati civili. L’azione nemica ha avuto luogo con lancio di bombe dirompenti, spezzoni e mitragliamento della popolazione civile, che accorreva ai rifugi». Bombardamento da tre ondate successive non preceduto da allarme che, al momento della stesura del rapporto, aveva fatto contare 147 vittime «mentre i feriti sono oltre duecento di cui parecchi gravi». Per evitare che i vigili del fuoco venissero danneggiati, la caserma - al tempo in via Oberdan - fu in seguito smembrata in tre distaccamenti: a Istia d’Ombrone, nei pressi dell’attuale circolo canottieri, a Roselle, a Poggio Cavallo.

Quel giorno fu abbattuto un aereo statunitense, un B17 del 301° squadrone Bg. Caciagli ha ricostruito che dopo aver sganciato le bombe, fu colpito da una delle tre contraeree Flak 88/55, quella posizionata in fondo a via Orcagna. E precipitò nei pressi del Villaggio Curiel.

Quello del 26 aprile non fu purtroppo l’unico bombardamento. Il 20 maggio fu preso di mira l’aeroporto Baccarini, nel quale furono contati 360 crateri e 1.600 morti, stando a quanto ricostruito da Caciagli. Un anno dopo, gli Alleati crearono una pista d’atterraggio alternativa a Istia d’Ombrone. Ancora negli archivi dei vigili del fuoco, si leggono gli interventi successivi al 16 agosto di quell’anno: 32 i morti sul treno di allievi ufficiali che alle 22,40 si trovava al Chiarone.

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