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Grosseto

Pancole piange la sua doppietta d’oro

Pancole piange la sua doppietta d’oro

Giuseppe Neri aveva 97 anni e fu premiato come il cacciatore più longevo della Maremma

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SCANSANO . Sei anni fa Il Tirreno lo aveva premiato come “doppietta più longeva” della Maremma. Allora aveva 92 anni ed era ancora un cacciatore attivo, dalla buona mira, nella squadra dei cinghialai “Il Dragoperditempo” di Pancole.

Lunedì Giuseppe Neri, 97 anni, un simbolo della Maremma che fu, è morto nel suo casale, assistito dalla moglie Erina Vichi e dal fratello Lodovico, circondato dall’affetto dei figli Rinaldo e Maria Grazia, ma soprattutto dal rispetto e la stima di un’intera comunità, quella di Pancole, frazioncina del compernsorio del Morellino, dove era nato nel 1921 e dove ieri pomeriggio è stato salutato da amici e parenti, al termine di una funzione officiata dal sacerdote don Francisco nella chiesa del paese.

Beppe, come lo chiamavano a Pancole, aveva iniziato a lavorare e ad andare a caccia quando era poco più di un bambino. Con il fratello, fin dal dopoguerra, dopo la Riforma Agraria, aveva portato avanti l’azienda agricola a Pancole, lavorando ulivi, vigneti e conducendo il gregge di pecore nelle campagne intorno al paese. «Era un uomo semplice, generoso – racconta l’ex assessore Gianluca Mazzuoli – che aveva mantenuto un eccellente forma fisica proprio grazie alle fatiche, al lavoro. La testa lucida come quella di un giovanotto, le abitudini e i valori di una volta. Fede repubblicana, ma distante dalla politica, cattolico praticante, era un iscritto dell’Enalcaccia. Aveva smesso di sparare, rinunciando al porto d’armi, non per la mira o per problemi di vista, piuttosto perché negli ultimi anni non lo portavano le gambe».

«Il segreto per vivere a lungo e in salute non so quale sia – raccontava – ma io ho lavorato e faticato tanto e mi piace credere che dipenda da questo». Nella sua carriera di cacciatore aveva ucciso oltre 250 cinghiali, ma prima ancora di diventare un leader nelle battute con la squadra del Dragoperditempo, era stato appassionato di caccia alla volpe e alla penna. Un’esperienza senza eguali nelle macchie dell’entroterra. Oggi, a ricalcarne le orme, è il figlio Rinaldo, capocaccia della squadra locale, mentre Federico – il nipote – al fucile preferisce le moto ed è il gestore del consorzio agrario di Scansano. Ai familiari si è stretta intorno l’intera comunità, ma anche gli amici e i conoscenti di Scansano, di Grosseto. Condoglianze anche dalla redazione del Tirreno.(g.b.)

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