Il Tirreno

Grosseto

Un parco incompreso Amato dai piccoli e “tradito” dai grandi

di Sara Landi
Un parco incompreso Amato dai piccoli e “tradito” dai grandi

Alle Clarisse il dibattito sul Boschetto degli artisti vandalizzato Negli anni ’90 fu un’esperienza pilota, poi il rapido declino 

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GROSSETO. «Arrampicarmi sugli alberi era la cosa che più mi piaceva fare da piccolo. Da lì l’idea che ha dato origine al mio Dolmen, l’unica opera che almeno in parte si è salvata dal degrado e dai vandali». Così lo scultore grossetano Stefano Corti ha svelato alcune curiosità sulla genesi del Boschetto degli artisti concepito da Irma Alonzo a metà degli anni Novanta nel cuore del quartiere Gorarella.

Corti ha portato la sua testimonianza al consueto incontro del giovedì pomeriggio alle Clarisse per Cap 58100.

«Era il periodo in cui iniziava lo strapotere dei videogiochi: volevamo riportare i bambini ai giochi di strada e alle attività che stimolano la fantasia e i sensi realizzando opere d’arte vivibili e liberamente fruibili». Un’esperienza pilota in Italia che non è stata adeguatamente capita e supportata dal Comune.

«Non ne faccio una questione politica – osserva Corti – ma è un dato di fatto che il progetto è nato a cavallo tra due giunte (prima Valentini, poi Antichi) e dopo che ha visto la luce non ha trovato quel supporto negli uffici comunali perché fosse portato a termine. Il progetto prevedeva infatti la recinzione e la cartellonistica ma questo ultimo step non è mai stato realizzato mentre già iniziavano i primi danneggiamenti. Al mio Dolmen per esempio sono state portate via quasi subito le campane. Eppure la gente era ammirata dal nostro lavoro e i bambini lo frequentavano ben volentieri». La stessa sorte ha interessato il vicino Parco dell’immaginario che è ancora più defilato perché per raggiungerlo bisogna andare in fondo a via Merloni (ma, erba permettendo, è visibile anche dalla strada per Marina). Eppure la prevenzione del degrado passa anche dalla conoscenza del valore di un’opera e del contesto in cui è inserita. Ma non è stato così né per il Parco dell’immaginario né per il Boschetto. «Io so dove è il Parco dell’immaginario – dice Livia Fusilli – solo perché è subito dietro il nido frequentato dai miei figli ma quanti grossetani lo conoscono e sanno perché è stato concepito? So che i bambini delle scuole vanno a farci delle esperienze all’aria aperta ma oltre a questa funzione, che comunque richiede che l’area venga curata e tenuta pulita e l’erba regolarmente tagliata, resta uno spazio non fruito a sufficienza». Quanto all’opera Nido armonico di Paul Fuchs concepita per l’allestimento del Boschetto e ora installata nel parco giochi di via Ximenes (dove è stata spostata per volontà dell’artista e salvata così dal destino che hanno subito le altre sculture-gioco) Livia non ha dubbi: «I miei figli così come tanti altri bambini ci giocano e ci passano tanto tempo ma quanti genitori sanno che è l’opera di uno scultore, come è nata e cosa rappresenta? Non c’è neanche un cartello a indicare chi è l’autore». La discussione tocca poi un altro tema piuttosto controverso: i parchi giochi devono essere recintati e chiusi di notte per impedire l’accesso di vandali e malintenzionati o lasciati sempre aperti? L’azione dei vandali determina infatti un paradosso, quello di spazi pensati per i bambini e che diventano off limits proprio ai bambini a causa dell’incuria e dei danneggiamenti delle strutture. Giampaolo Ciurli lancia una provocazione: «Sono stato di recente a Londra e ho visto che in alcuni parchi giochi è stata adottata una soluzione diciamo estrema: si può entrare solo se si accompagnano dei bambini». L’idea della recinzione però non convince molto. «Anche il parco di via Ximenes è recintato – dice una signora – ma è un ostacolo facilmente aggirabile per gli adolescenti che lo frequentano anche in ore notturne». In quel caso però illuminazione e presenza di telecamere funzionano da deterrente. Anche se il miglior deterrente secondo il direttore di Clarisse Arte Mauro Papa resta la frequentazione della gente: «Immaginiamo un parco che fino alle 18 è frequentato dai più piccole e dalle famiglie ma dove ci siano anche altre strutture capaci di farlo vivere anche nelle altre ore. Così si toglie lo spazio a chi rompe e imbratta».

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