Il Tirreno

Grosseto

Costringe moglie e figli a vivere tra gli escrementi

di Francesca Gori
Costringe moglie e figli a vivere tra gli escrementi

Per un periodo la donna ha convissuto anche con l’amante dell’uomo. Il racconto dei carabinieri che hanno svolto le indagini e i sequestri

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MASSA MARITTIMA. Lei era arrivata dalla Romania e probabilmente pensava di aver trovato una famiglia a Massa Marittima, dove viveva con il convivente. Nel casale di campagna c’erano anche la madre dell’uomo e la cognata e la loro vita, fino a un certo punto, era scorsa tranquilla. Ma alla fine dell’agosto 2016 l’uomo che ha 40 anni, fu arrestato dopo l’ennesimo scontro con la donna. Sono stati due anni d’inferno quelli della madre di due figli che era stata costretta dal convivente a lavorare nei campi anche 12 ore al giorno nonostante fosse incinta. Ieri mattina in tribunale si è aperto il processo che vede imputato l’uomo, la madre e la sorella (tutti difesi dall’avvocato Sabrina Pollini).

La vice procuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo ha chiamato a testimoniare i carabinieri dell’ex compagnia di Massa Marittima che erano intervenuti dopo la denuncia della donna. «Era stremata - hanno detto - psicologicamente molto provata. Costretta a vivere in un ambiente dove le condizioni igieniche erano molto precarie». È un racconto che fa male al cuore quello fatto dai carabinieri.

La donna era stata costretta a vivere in quel periodo due mesi nella stessa casa con l’amante del compagno che aveva preteso che lei e i suoi due figli occupassero l’annesso agricolo, tra gli escrementi dei cani della fattoria.

La donna più volte aveva anche dovuto rinunciare a uscire dall’azienda agricola del convivente per prendere il pullman e non poteva nemmeno telefonare a sua madre. Fatti che l’uomo avrebbe commesso anche davanti ai due figli minorenni. Ma in questa vicenda sono entrate anche la cognata della donna e la suocera che, durante la perquisizione dei carabinieri, tentò di far scappare uno dei due nipoti dalla finestra del bagno nel quale si era chiusa con i due bambini. Non voleva che fosser dati alla madre che aveva denunciato suo figlio.

Quando la donna decise di mettere la parola fine a questo incubo, la suocera non volle dare ai carabinieri i suoi oggetti personali e quelli dei suoi figli: un televisore, un pc portatile, diverse paia di scarpe e vestiti e documenti.

Ai carabinieri, che l’avevano convocata per la restituzione di quegli oggetti, la donna che disse di non avere le chiavi per entrare nella stanza nella quale la nuora li aveva lasciati.

Nella casa della famiglia sono stati trovati una pistola lanciarazzi con una prolunga, oltre a una scacciacani. A giugno, l’ex compagna dell’uomo sarà sentita in tribunale.

 

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