Il Tirreno

Grosseto

IL PERSONAGGIO

Il ponte sull'Ombrone visto dal guru delle canoe

di Giovanna Mezzana
Umberto Bambi e alle sue spalle il nuovo ponte in allestimento (Fotoservizio Agenzia Bf)
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Umberto Bambi e alle sue spalle il nuovo ponte in allestimento (Fotoservizio Agenzia Bf)

Gita sul fiume con Umberto Bambi che dall’86 accompagna sul fiume scolaresche e vip. E dopo storie e aneddoti rivela: lo aspettavo da 58 anni

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GROSSETO. La comparsa di quel ponte che unisce le sponde del “suo” fiume è stata «come un piccolo trauma», confessa. «Però – aggiunge – rappresenta il futuro. E poi io lo aspettavo da 58 anni, da quando nel 1960 passò l’ultimo traghetto», la barca-traghetto che percorreva il fiume dei grossetani, dalla Trappola ad Alberese.

Il Tirreno è laddove l’Ombrone scorre tra Pian di Barca e la Strada della Spergolaia: dove cioè procede a ritmi serrati la posa dell’avveniristico ponte ciclopedonale – bianco e di acciaio – che unirà le due sponde. Ed è in compagnia di Umberto Bambi, classe 1936, 82 anni quindi, e una tempra che fa invidia a un ventenne. Roccastradino di Capannacce, per più di trent’anni, dall’86 per la precisione, ha accompagnato turisti, scolaresche e vip facendoli scivolare dolcemente sul pelo dell’acqua dell’Ombrone: sulle “sue” canoe e pagaiando per loro. E lo fa tutt’ora per la Silva Coop, la cooperativa nata nel 2007 e che – tra altre attività – offre e gestisce le escursione guidate lungo il fiume grazie ad un contratto stipulato con il Parco della Maremma. «Scusi, lei è il presidente di Silva Coop? » chiede Il Tirreno a Bambi per rompere il ghiaccio. «No – risponde lui – io sono un socio esterno e faccio il guru». Il guru delle canoe. Scompare e ricompare dopo aver preso qualcosa dall’auto e ci fa scendere nel suo regno: l’attracco delle mini imbarcazioni, sulla sponda opposta a quella di Pian di Barca dove c’è il cantiere per la posa del ponte.
 

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«Vede – illustra – da cosa si distinguono i canoisti degli ultimi 60 anni da quelli degli ultimi vent’anni? Dal materiale con cui è fatta la loro pagaia». Et voilà, la mostra: «È in legno la mia perché il legno si scalda tra le mani». E scopriamo che “il Bambi” ha una pagaia che arriva addirittura dalla vegetazione del punto in cui il Rio Negro incontra il Rio delle Amazzoni: «Me l’ha portata una coppia di grossetani – rivela – che vivono là da tanti anni ed ha ricevuto persino il rito per propiziare la fortuna dello sciamano del villaggio».

In 32 anni sulle sue canoe sono saliti in migliaia: giovani allievi e turisti; ma anche politici – da Romano Prodi a Giovanni Maria Flick – vip e personaggi della cultura, da Gabriel Batistuta a Toni Servillo: «E questi sono quelli – dice – che mi ricordo e, soprattutto, che ho riconosciuto». Lascia tutti a bocca aperta il guru; per la sua abilità di pagaiare: «Guarda – dice al Tirreno che è salito sulla sua canoa – tiro-e taglio, tiro –e taglio, spalle fuori, l’azione è questa, è quasi un movimento di danza»; e per le storie e i racconti, gli aneddoti e le leggende della Maremma e dell’Ombrone che ti racconta. È un po’ il custode del genius loci di quelle sponde di fiume, Umberto. Ed entrambi oggi devono fare i conti con la presenza di un intruso: il ponte metallico.
 

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«Ricordo quando negli Anni ’50 – riprende Bambi – venivo qui con una bella signora alta più di un palmo rispetto a me (sua moglie, ndr). Venivamo in bicicletta. Poi Gigione ci portava da una sponda all’altra e via, andavamo a farci le coccole. Solo le coccole, eh, allora era così». Umberto rammenta quando proprio lì, dove c’è il suo attracco e dove il ponte sta diventando realtà, scivolava la zattera che faceva avanti e indietro per unire i due argini. «Poi Gigione morì e nel ’60, con il boom delle motorette, a nessuno interessò più collegare le due sponde. Quando invece dopo comparvero gli agriturismi, all’improvviso ci si accorse della “ferita" che c’è tra la bassa Maremma e il nord». E ora il ponte. «È dagli Anni Cinquanta – continua Umberto – che questo luogo è rimasto pressoché intatto. La comparsa del ponte è un piccolo trauma, te lo stravolge un po’. Ma per me è anche un sogno che si realizza: avevo chiesto di non chiudere gli occhi almeno fino a quando non l’avessero realizzato. Ora che c’è – si interrompe qualche istante – non vorrei essere accontentato. E allora, che faccio? L’allungo un po’ e dico che non posso andarmene fino a quando non sarà pronta l’intera ciclopista Tirrenica dalla Liguria al Lazio. Ci vorranno o no altri 58 anni?» . Ben detto, Umberto.
 

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