Sicurezza
Strangolò la moglie in casa condannato a 14 anni
Alberto Novembri resta ai domiciliari: riconosciute le attenuanti generiche Il pm aveva chiesto 16 anni. Confessò il delitto e si consegnò ai carabinieri
GROSSETO. Quando il giudice per l’udienza preliminare Marco Mezzaluna ha letto la sentenza, Alberto Novembri non era in aula. Lo ha saputo dopo, dal suo avvocato, qual era stato il verdetto alla fine del processo celebrato con il rito abbreviato per omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela: 14 anni. Il sostituto procuratore Maria Navarro aveva chiesto una condanna a 16 anni di carcere ma il gup ha considerato le attenuanti generiche, nonostante l’avvocato Roberto Cerboni, che ha difeso l’uomo, avesse chiesto che venissero prese in considerazioni le attenuanti prevalenti su quelle generiche. Ma il giudice per l’udienza preliminare Marco Mezzaluna ha ritenuto quei 14 anni una pena equa, in considerazione del fatto che il settantunenne avesse confessato subito l’omicidio facendo ritrovare ai carabinieri il corpo della donna oltre al fatto che l’omicidio di Annarella non fosse stato premeditato.
Era il 15 febbraio dell’anno scorso quando l’uomo, che si era allontanato dal pomeriggio del giorno precedente, telefonò a un amico: «Ho fatto una cazzata, ho ucciso Annarella. Chiama i carabinieri, troveranno le chiavi di casa davanti al portone del palazzo». Anna Eduige Costanzo fu trovata dai carabinieri accanto al letto, nella camera che fino al giorno prima aveva diviso con il marito Alberto. Era ancora in pigiama, morta dopo essere stata strangolata con il filo del computer della coppia.
Il settantunenne, il giorno dopo l’omicidio, era seduto su una panchina della stazione Termini a Roma. Aveva preso il telefono e aveva chiamato il suo amico, proprietario della tabaccheria che si trova a poche centinaia di metri da quell’appartamento da dove si vede il mare dell’Argentario. Dove l’odore di salmastro fa venire voglia di respirare a pieni polmoni.
Novembri poi era salito sul treno per tornare indietro, quando è stato fatto scendere dal convoglio dai carabinieri che lo avevano intercettato a Capalbio Scalo. «Mi dispiace, non volevo farlo», disse subito ai militari.
Le stesse parole le ha ripetute quando ha risposto alle domande del pm Maria Navarro prima e al giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci durante l’udienza di convalida dell’arresto.
Novembri non sarebbe mai arrivato a Pisa. Durante il suo viaggio di ritorno da Roma aveva chiamato più volte la caserma dei carabinieri. Voleva consegnarsi e chiedere scusa al mondo intero per aver ucciso sua moglie.
Lo ha fatto, durante l’interrogatorio di garanzia, lo ha fatto tenendosi la testa tra le mani, stropicciandosi con le dita i capelli ormai bianchi, senza nemmeno asciugarsi gli occhi dalle lacrime. Insieme al suo avvocato, Roberto Cerboni, l’anziano ha scelto il rito abbreviato. I figli di Anna Eduige hanno deciso di non dare battaglia, in aula, e non hanno nominato alcun avvocato che li rappresentasse. Marc Di Maggio, uno dei figli della donna, ha partecipato soltanto alla prima udienza del processo, davanti al giudice Mezzaluna. Ha preferito poi affidare i suoi pensieri e il ricordo struggente di sua madre alle pagine di un libro, “Lassù”, che racconta Annarella e il suo sorriso attraverso gli occhi di suo figlio.
Novembri è stato sottoposto anche a perizia psichiatrica , secondo la quale l’uomo, quando ha stretto il cavo del computer intorno al collo di sua moglie dopo l’ennesimo litigio, fosse parzialmente capace di intendere e volere.
Due giorni dopo l’arresto, il settantunenne fu scarcerato e messo ai domiciliari a Orbetello dove da allora vive con quel peso del quale difficilmente riuscirà a liberarsi. La sua disperazione l’aveva manifestata da subito, una volta uscito da quell’appartamento del Pozzarello per raggiungere Roma e tornare subito indietro, dopo poche ore. Era stata una fuga lampo, la sua. Una fuga che però non gli aveva fatto mettere dietro le spalle gli occhi di Annarella, chiusi per sempre da quel cavo stretto intorno al collo.
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