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Soffocano sfuggendo al “lupo” Cinquanta pecore morte

MANCIANO. Cinquanta capi ovini persi nel giro di pochi minuti. Una strage infinita. Una nuova moria di pecore ha insanguinato nella primissima mattina di giovedì i pascoli della Sgrilla (Manciano),...

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MANCIANO. Cinquanta capi ovini persi nel giro di pochi minuti. Una strage infinita. Una nuova moria di pecore ha insanguinato nella primissima mattina di giovedì i pascoli della Sgrilla (Manciano), dove Carmelo Masala, uno degli allevatori maggiori del Mancianese aveva lasciato al pascolo brado il suo gregge di cinquecento pecore custodito dai cani da guardiania.

«I cani hanno fatto il possibile – spiega Masala – perché il danno avrebbe potuto essere immenso, con centinaia di capi uccisi. Ma le pecore, impaurite e terrorizzate sono andate a finire in un fosso e si sono soffocate a vicenda, ammassandosi l’una sull’altra. Alcune sono state mangiate, altre ferite dai predatori. Il bilancio è spaventoso. Sono morte 45 agnelle di quattro mesi, tutte da rimonta e in attesa di essere marcate per essere iscritte nel libro genealogico. Morta anche una già iscritta come pecora selezionata e un montone, anch’esso segnato nel libro geneaologico. In tutto 47 capi. Noi siamo alla disperazione. Lo strazio è insopportabile».

Carmelo Masala è visibilmente provato. «Lunedì – dice – andrò subito dal medico perché sto male. Non riesco a reagire dopo gli attacchi continui di questi animali, dopo i controlli che ci sono stati fatti dalla squadra della polizia forestale. Sono moralmente a terra e ho bisogno di aiuto».

Masala racconta di aver visto, nei giorni scorsi, le tracce di branchi di predatori «come ormai è consueto avvistare», dice. E anche Masala è uno di quelli che urla a chiare note che c’è la tentazione di abbandonare tutto, baracca e burattini.

«Continuiamo così – aggiunge – se vogliono che ce ne andiamo lo dicano chiaro. Non si possono passare le notti a cercare le pecore. Le pecore adesso mangiano la notte e vivono all’aperto. Ho dei pascoli in affitto e non posso certo recintarli con reti antilupo, data l’estensione e dato che i terreni non sono miei. Ho i cani, ma inutile dire ancora che se tamponano un po’, non possono tamponare tutto. E cinquanta capi sono un patrimonio, senza contare le conseguenze sulle altre. Rivoglio la mia dignità di uomo e di allevatore. Rivoglio una vita decente e con la speranza nel futuro. Cosa che ora non c’è. Assistiamo costantemente a uno scempio a un incubo senza fine». (f.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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