Sicurezza
Predatore fa razzia e lascia le impronte Il pastore: «Chiudo»
Attacco a Triana (Roccalbegna) nell’agriturismo di Vergari «Le reti? Bene per la notte, ma di giorno il gregge è libero»
TRIANA. Chiude un altro allevamento di ovini di Triana. Il terzo nell’arco di pochi giorni per aziende che si trovano ai piedi del Monte Labro che si sono viste uccidere pecore e agnelli e hanno deciso di appendere il bastone di pastore al chiodo.
Questa volta è Antonio Vergari, uno dei più noti allevatori del comune di Roccalbegna che guida l’azienda agrituristica “Poderino” a Triana.
«La mia vita – dice – è stata tutta dedita all’attività agricola e all’allevamento. Ho 51 anni e mai avrei creduto di dover decidere questo. Ormai non fa più notizia una predazione del gregge, ma è bene si sappia che chiudere non dipende da me ma dallo stato a cui sono arrivate le cose».
Vergari racconta che mercoledì sera, attorno alle 18, un predatore è arrivato a pochi metri da casa dove pascolavano le pecore. «Ho sentito il gregge correre verso la nostra abitazione – dice – e sono accorso: una pecora morta, una dispersa, una ferita e un agnello portato via. Grandi orme di uno o più predatori nel pascolo, costernazione mia e di mia moglie. Vogliono che si chiuda? Chiudiamo allora. Ho le pecore di razza amiatina, una biodiversità, una razza in via di estinzione e sempre più lo sarà. Delle mie 120 pecore ne terrò una decina, giusto per farci ravaggiolo e formaggio per casa. Le altre se non ci saranno vincoli dovuti ai vincoli di allevamento di una razza particolare, le darò via quanto prima. Non sono più nemmeno arrabbiato, tanta è l’abitudine a questo stato di cose. Mi sento, mi si passi l’espressione, becco e bastonato».
Vergari è uno di quegli allevatori che ha utilizzato le reti, mezzi di prevenzione utili a alzare la sicurezza del gregge. Ma se di notte funzionano, di giorno, invece, non servono perché le pecore devono stare libere al pascolo.
«Ho due tipi di reti – spiega – una tipologia costruita da me e una che mi ha fornito il progetto Medwolf che ringrazio, perché di notte funzionano. Ma il giorno le pecore devono stare libere e pascolare e visto che l’azienda la conduciamo solo io e mia moglie, non ci possiamo permettere di stare tutta la giornata col gregge. Dobbiamo lavorare, abbiamo altri animali, l’agriturismo e la campagna. E la famiglia?».
Antonio spiega anche che dato che ha un agriturismo non ha preso e non può prendere i cani da guardianìa. «Da noi – dice – vengono famiglie con bimbi piccoli che amano stare col gregge e gli agnellini, con le galline, i pulcini e i conigli. I cani sono pericolosi per bambini piccoli che scorrazzano nei prati. Il nostro è un agriturismo vero: grani antichi, animali da cortile e pecore. Campagna aperta». Antonio, mentre parla è in partenza per Manciano. «Devo andare a smaltire la carcassa – dice – e mi parte un’altra mezza giornata di lavoro. Così non è vita. Ma sono certo che questo dei predatori diventerà un problema generale. Non solo per noi e l’Argentario, ma anche per i cercatori di funghi e di asparagi. Le pecore scompariranno e i predatori si moltiplicheranno, perché nessuno inverte la rotta».
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