Lutto
«È stato un atto di disprezzo» Folla per l’addio a Salvatore
Le parole di don Andrea e la carezza alla madre dell’uomo ucciso a Follonica Il sindaco e i piccoli calciatori del Real all’ultimo saluto del quarantaduenne
FOLLONICA. Una chiesa grande e imponente quella dei Santi Pietro e Paolo che ieri ha accolto la bara di Salvatore De Simone, l’uomo ucciso venerdì scorso da Raffaele Papa in viale Matteotti. Una chiesa, quella del quartiere Cassarello, che ieri pomeriggio si è riempita di amici e parenti che si sono riuniti in silenzio intorno alla madre di Salvatore, Giuseppa Marcelli, alla moglie Silvana Rodrigues e ai loro quattro figli piccoli. E vicino alla famiglia dell’uomo ieri pomeriggio c’erano anche il sindaco Andrea Benini e il vicesindaco Andrea Pecorini.
«Il silenzio è l’atteggiamento più adeguato in questo momento, perché non ci sono parole per quello che è successo. Qualsiasi parola sarebbe riduttiva»: ha esordito così don Andrea, il parroco che ieri, nel caldo del primo pomeriggio, ha officiato la messa per le esequie di De Simone.
È stata una funzione semplice e classica, intervallata da momenti in cui don Andrea, scendendo dall’altare, ha iniziato a camminare tra la gente seduta sulle panche: «Il dolore di una madre che perde un figlio lo può capire solo un genitore», ha detto il parroco. Un dolore innaturale, un dolore che non potrà mai essere superato.
Tra le panche delle prime file spiccavano le tute blu di alcuni bambini: erano i compagni di uno dei figli di Salvatore, piccoli calciatori del Real Follonica che ieri si sono stretti intorno al dolore del compagno di squadra.
E nel discorso di don Andrea un pensiero è andato poi alla famiglia della farmacista Paola Martinozzi rimasta anche lei coinvolta nella sparatoria e che oggi si trova alle Scotte di Siena in prognosi riservata: «Bisogna reagire a questa tragedia e guardarla alla luce – ha continuato il parroco – La cosa fondamentale in questo momento è rimanere vicino alla famiglie delle persone rimaste coinvolte in questa triste vicenda. Il pensiero va al fratello di Salvatore, Massimiliano, e a Paola, entrambi in ospedale. Oggi le parole sono superflue ma è importante fare una riflessione – ha detto don Andrea – è fondamentale educare i figli alla benevolenza e al rispetto. Perché è stato un gesto di disprezzo a togliere questa vita. È quindi fondamentale crescere le nuove generazioni nel rispetto e nel dialogo. La via del dialogo è l’unica per evitare episodi di questo tipo. La giustizia umana farà il suo corso e così anche quella divina, l’unica cosa che possiamo fare è aiutare a crescere le nuove generazioni nel rispetto e nell’ascolto reciproco».
La bara di Salvatore De Simone è uscita dalla chiesa affollata ed è stata accompagnata dal carro funebre dell’impresa Vanni, Terramoccia e Tosi al cimitero di Follonica. Sulla scalinata, poco prima della partenza del feretro, la folla si è stretta intorno alla famiglia De Simone; qualcuno aveva portato una fotografia di Salvatore, un ingrandimento che era stato appoggiato in bella vista sugli scalini.
Era un’immagine di lui in barca, un momento felice: Salvatore in quello scatto si trovava a prua con in mano una canna da pesca e un sorriso stampato in faccia. «Io e tutta l’amministrazione siamo molto vicini alla famiglia De Simone e stiamo seguendo la vicenda – ha commentato al Tirreno il sindaco di Follonica Andrea Benini – Il nostro pensiero va ovviamente anche a Paola Martinozzi e al fratello di Salvatore, Massimiliano, che oggi si trovano in ospedale».
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