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Il Boschetto dimenticato

di Francesca Ferri
Il Boschetto dimenticato

Realizzato in viale della Repubblica da grandi artisti per la pace: ora delle opere restano macerie - Le foto

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GROSSETO. Il 27 maggio 1990 il Dalai Lama Tenzin Gyantso arriva a Grosseto per inaugurare il Monumento alla pace in via della Repubblica, in quello che oggi è il parco Giotto. Il monumento è un pezzo del Muro di Berlino affiancato dall’opera della scultrice Babette Eidd. È un evento per la città.

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Quell’evento colpì in particolare un’artista, Irma Alonzo. Che lì inizia a immaginare quello che sei anni più tardi sarà il Boschetto degli artisti.

Il momento è particolare. Pochi mesi dopo, nell’agosto del 1990, Saddam Hussein invade il Kuwait; scoppia la Guerra del Golfo. Sono giorni in cui ci si interroga sull’eventualità di una terza guerra mondiale. «Proprio quella grande paura _ racconta nel 2015 Irma Alonzo al Tirreno _ proprio l’incombenza di una grande tragedia, provocò all’epoca la reazione di molti artisti, musicisti che fecero concerti: la musica contro la guerra. Molte persone fecero la marcia per la pace».

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L’interrogativo che attanaglia tutti è: perché la guerra? «Si poneva davvero per necessità costitutiva un atteggiamento di aggressività, dominio, eliminazione dell’altro, o questa aggressività era un portato culturale? – ricorda Alonzo – E quale poteva essere una strada diversa in un momento in cui la tragedia sembra non avesse una fine? Pensavo intensamente di fare qualcosa per dare un segnale di pace».

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Quel segnale è il Boschetto degli artisti, uno spazio dove i bimbi, spontaneamente, avrebbero potuto usufruire di strutture-sculture.

Il Boschetto nasce vicino al Monumento della pace del parco Giotto, appena attraversata la strada, nell’angolo tra viale della Repubblica e viale Einaudi.

Qui Irma Alonzo immagina un’arte da vivere all’aperto, come a Bagnoli dov’era nata la Città della scienza o a Gibellina dov’è il Cretto di Alberto Burri, esempio di land art sulle macerie del terremoto.

Irma Alonzo coinvolge altri artisti: Stefano Corti, Martin Emschermann, Paul Fuchs, Frédéric Guerin, Monica Mariniello, Manuela Riccardi e Toni Spizzirri che danno consistenza alle loro visioni creando labirinti e pareti sonore, cavalli e scivoli, dolmen, nidi armonici o torri di legno.

I lavori iniziano nel 1996, in piena giunta Valentini. I bambini partecipano al cantiere.

Eppure, non fa in tempo a nascere che il Boschetto degli artisti lentamente muore. Subito dopo l’inaugurazione, iniziano i vandalismi e una sistematica opera di saccheggio.

Già nel novembre di quell’anno vandali distruggono buona parte del neonato Labirinto della Alonzo. Ed è solo l’inizio. In poco tempo le opere vengono smontate, danneggiate, imbrattate.

Il parco è lasciato a se stesso, abbandonato. E un senso di abbandono è quello che prova Irma Alonzo. L’artista redige all’epoca un “diario di bordo” (confluito in una tesi) in cui già prima della realizzazione pone il problema degli uffici competenti, «così che noi artisti – scrive – ci troviamo subito con un pezzo di terra da risanare senza sapere che il terreno è argilloso, senza acqua né luce nel cantiere, senza che nessuno venga a visionare quello che stiamo facendo, con la direzione dell’ufficio tecnico completamente assente, l’assessore che non dà ordini o non li fa valere, i cani che lasciano gli escrementi e i bambini che cascano nelle buche degli alberi spiantati 15 anni prima». A seguire, va sempre peggio. «Il problema è la cura del patrimonio cittadino – dice Alonzo in un’intervista al Tirreno del 25 settembre 2015 – cosicché dovremmo aspettare i privati per tener pulite le sculture gioco. A volte tutto finisce o non inizia per la mentalità paludosa della politica. Penso che gli amministratori, gli architetti e specie gli artisti abbiano il compito urgente di dare forma e contenuto alla città come luogo di identificazione».

A quasi tre anni di distanza quel che resta del Boschetto degli artisti sono ruderi scrostati, vialetti sbriciolati, palme da potare. E una domanda che aspetta una risposta: come far rinascere questo luogo?

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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