La manifestazione
Crisi Unicoop Tirreno, ripartono le trattative
Dopo mesi di stand-by, i sindacati incontrano il nuovo direttore del personale a Vignale. A giorni un tavolo a Grosseto
GROSSETO. Si scioglie il gelo tra Unicoop Tirreno e sindacati, e la trattativa riprende dopo mesi di stand-by. La mediazione era saltata a fine 2017: il 22 dicembre c’era stato il maxi sciopero che aveva messo insieme la questione (nazionale) del rinnovo del contratto della cooperazione – scaduto da più di quattro anni – con il mancato rispetto dell’accordo del 9 maggio 2017, il patto firmato – tra la società e Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil – passato alle cronache come l’accordo Zero Licenziamenti, e che in tandem con un piano di risanamento avrebbe dovuto far cambiare pelle al colosso cooperativo toscano. La situazione sembra ancora piuttosto ingarbugliata, soprattutto per i dipendenti della sede centrale di Vignale Riotorto – dove si concentra “il grosso” degli esuberi – e dove in tanti arrivano da Follonica, Scarlino e Gavorrano.
L’incontro. Sul fronte della società cooperativa, cambiano i protagonisti della mediazione: il nuovo direttore del personale è Luigi Pozzessere che il 7 aprile, a Vignale Riotorto, accompagnato da un team tutto rinnovato di collaboratori, ha incontrato i sindacalisti. Un appuntamento che battezzerà la riapertura del dialogo si svolgerà anche a Grosseto: Filcams Cgil spera già la prossima settimana.
Esodo ed esuberi. Si torna dunque al confronto: e questo è positivo, secondo, i sindacati. Mancano però i numeri. Non sono stati aggiornati quelli degli esuberi, indicati nel maggio 2017 in 421 lavoratori full time – e cioè circa 500 “teste” – che potrebbero (forse) essere ricalcolati alla luce dei circa 200 dipendenti – equivalenti a 109 posti full time – che nel corso degli ultimi mesi hanno usufruito dell’incentivo all’esodo; un centinaio – stima Filcams Cgil – ne godranno invece nei prossimi mesi. Il bonus per oliare l’uscita volontaria era di 30mila euro per chi si fosse volontariamente congedato entro il 2017; sarà di 20mila per il 2018; di 10mila euro per l’ultima tranche.
Il nodo del bilancio. Mancano anche i dati che mettano nero su bianco i risultati del bilancio (consuntivo) 2017 e che dicano se e in che misura il gigante cooperativo ha recuperato ossigeno: il passivo 2015 era di 24, 2 milioni di euro. Mancano ufficialmente, ma Unicoop già li conosce: «I numeri mostrano un importante miglioramento – osserva il direttore generale di Unicoop Tirreno Piero Canova – La Cooperativa sta andando nella direzione giusta, ma io ho una laurea in ingegneria chimica non in miracolistica applicata».
Sede e negozi. Con la presentazione del bilancio consuntivo 2017, che Canova calendarizza «verso la fine di maggio», si scoprirà anche quali “azioni” hanno garantito il miglioramento delle performance. Certo è che «La sede di Vignale Riotorto – anticipa il direttore generale – ha ancora bisogno di un po’ di “lavoro”». E il caso però vuole, secondo i sindacati, che la maggior parte degli esodi si sia concentrata sulla rete di vendita, sui negozi, scalfendo solo di rimbalzo il quartier generale. Alla domanda diretta del Tirreno su quanti siano ad oggi gli esuberi al netto delle uscite volontarie, Canova risponde: «Ci sono ancora – dice – aree di miglioramento ma non vogliamo far uscire in maniera forzosa un solo dipendente». La paventata ipotesi dell’apertura di una procedura di mobilità non è emersa – confermano i sindacati – nell’incontro del 7 aprile.
Cassa e solidarietà. Ai dipendenti della sede centrale è stata applicata la cassa integrazione «anche se in termini più soft rispetto a quelli previsti» secondo Filcams Cgil, mentre sulla rete di vendita il contratto di solidarietà rimane aperto ma non ha trovato alcuna applicazione. «I sacrifici fatti fino ad oggi – nota Katiuscia Biliotti di Fisascat Cisl – non sono stati pochi: sia in termini economici che di carichi di lavoro. Alla direzione abbiamo richiesto un incontro per capire l’andamento dei negozi della provincia di Grosseto. Per la nostra rete di vendita preoccupa è il costo del lavoro». «La ripresa del confronto – valuta Stefano Vermigli di Filcams Cgil – è positiva. Restano criticità e perplessità legate anche al fatto che il cavallo di battaglia della società sembra essere quasi esclusivamente quello del costo del lavoro. Noi piuttosto contestiamo alcune scelte: per esempio, la terziarizzazione del reparto pescheria, che è stato un fallimento per loro stessa ammissione. E ciò conferma che il dialogo con i sindacati può essere utile».
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