Il dolore
Branco di predatori fa strage nel gregge Ventisei capi uccisi
Manciano, allevatore fa uscire le pecore dal recinto antilupo per farle partorire, ma nella notte alcuni canidi le sbranano
MANCIANO. Ventiquattro pecore uccise dai predatori e sedici agnelle ferite. E feriti anche due cani da guardianìa. Una delle predazioni più grandi avvenute ultimamente nel Mancianese si è consumata alcuni giorni fa di notte nell’azienda di Giulio Dainelli alla Campigliola, poco distante da Manciano. Una zona colpita in modo particolare quotidianamente, dove avvengono avvistamenti di predatori notte e giorno.
Quella nell’azienda di Dainelli è stata una strage che, solo per le pecore morte e il ferimento delle altre, pesa economicamente in maniera enorme, toccando i 20mila euro. Una cifra che è solo la punta dell’iceberg, perché sono incalcolabili i danni indotti: aborti, scarsità di latte, terrore delle pecore rimaste, che adesso hanno paura anche allo stormire di una fronda.
L’allevatore, Giulio Dainelli racconta questi giorni di paura e di disperazione che non si placherà né per il gregge né per il pastore nell’arco di poco di tempo, con conseguenze economiche pesantissime per l’azienda e spiega le modalità dell’assalto.
«Già sabato 7 aprile – riferisce l’allevatore – mi era stata ammazzata una pecora, ma speravo fosse finita lì. Ho reti antilupo, cani e cannoncino dissuasore. Invece domenica notte è successo il disastro. Ho infatti dovuto far uscire per necessità il gregge fuori dal recinto antilupo perché lì dentro c’era fango alto e alcune pecore dovevano partorire. Se avessero partorito nel fango gli agnelli sarebbero morti. Dunque ho lasciato libere le pecore con cinque cani e il cannone. Ma non è servito».
Quando l’allevatore è tornato la mattina, la strage era stata compiuta. «Davanti agli occhi, un cimitero vero e proprio – racconta –. Un colpo al cuore, perché hai davanti, vanificata, la tua fatica di mesi e di anni e l’impegno economico che ci hai impiegato. Ventiquattro pecore morte e sedici ferite, due cani azzannati e impronte dappertutto di un branco di predatori».
Secondo Dainelli i predatori erano tre o quattro, «per lo meno – spiega – da quel che si può comprendere dalle orme. Il resto del gregge pietrificato, che si ammassa a ogni minimo rumore per lo spavento».
L’orrore non era finito. «Fin da subito – dice Dainelli – le pecore hanno cominciato a partorire agnellini morti e altre stanno abortendo. Da lunedì ho consegnato almeno sei quintali di latte in meno. Un disastro enorme per l’azienda, e non solo per il danno diretto, che ammonta a decine di migliaia di euro, ma soprattutto per il danno indiretto rappresentato da aborti e latte ridotto al minimo, perché ormai la stagione è compromessa e proprio nei mesi, aprile e maggio, che per gli allevatori di ovini dovrebbero essere i più redditizi. E questo danno, se si aggiunge a quello dell’annata siccitosa e poco favorevole, scoraggia e non spinge certo ad andare avanti».
Di fronte a questa carneficina, qual è la situazione dei risarcimenti? «Per adesso – dice Giulio Dainelli – mi hanno pagato i danni fino al 2015. Ora stiamo facendo le domande per il 2017 i cui termini sono stati prorogati di recente al 30 aprile. Ma i risarcimenti, poca cosa rispetto alle perdite, non ci ripagano né i danni reali né la preoccupazione continua né il dispiacere di vedere frantumarsi così un patrimonio».
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