Il Tirreno

Grosseto

“Iene Maremmane”, chiesto il processo

“Iene Maremmane”, chiesto il processo

Diffamazione su Facebook: nel mirino di video e post la Marina di San Rocco e due insegnanti

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. L’ipotesi di diffamazione per il video sull’azione delle pompe della Marina di San Rocco. Ma anche quella relativa a un altro video, sull’assegnazione di un alloggio come se fosse stata irregolare. E anche lo stalking, oltre alla diffamazione, nei confronti di una delle insegnanti dell’asilo indagata per maltrattamenti.

L’inchiesta sull’attività de “Le Iene Maremmane” del 2017 è arrivata a un punto di svolta: il giudice Marco Mezzaluna ha fissato l’udienza preliminare per il 17 maggio. Dovranno presentarsi Lorenzo Mancineschi e Susanna Gorgone, quest’ultima imputata in concorso con il primo soltanto per alcune circostanze. Il pm Marco Nassi ritiene che vi siano elementi per chiedere il processo, per quanto pubblicato sul profilo Facebook “Le Iene Maremmane” in termini di video e post. Primo video quello del 16 febbraio dell’anno scorso, intitolato “Il silenzio degli innocenti”, relativo agli scarichi sul litorale di Marina di Grosseto: Mancineschi aveva affermato che erano irregolari e che diffondevano nell’aria un odore di petrolio: «Vergogna, danno ambientale» e altro. Avrebbe così offeso la reputazione della Marina di San Rocco, gestore del porto.

Risalgono al marzo successivo i due video relativi all’assegnazione di un alloggio: Mancineschi avrebbe fatto capire che sarebbe stata irregolare dopo aver tra l’altro inquadrato anche il cognome sul citofono.

Poi c’è il capitolo asilo. Sono imputati entrambi per una serie di episodi diversi e avvenuti in momenti distinti. In un video su Facebook del maggio 2017 avrebbero offeso la reputazione della zia di una insegnante dell’asilo imputata per maltrattamenti, tra l’altro evocando la minaccia di uno sgozzamento o di uno scannamento, come argomenta il pm, lei parlando, lui incitandola con sorrisi e ammiccamenti.

Ci sarebbe anche stata, sempre secondo l’imputazione (solo per Mancineschi), un’autentica campagna persecutoria nei confronti di un’altra delle insegnanti: video, post, commenti, appostamenti, aggressioni verbali. Entrambi avrebbero poi offeso la sua reputazione con video e messaggi in nove giorni diversi tra l’aprile e il maggio 2017: post che avrebbero anche avuto lo scopo di provocare commenti offensivi e minacciosi di altri utenti, come del resto poi avvenuto («schifosa», «bastarda» e altro ancora era il tenore dei messaggi degli utenti). «Questa gente non vale niente, chi tocca i bambini non merita di stare sulla terra» è una delle frasi che Gorgone aveva pronunciato in risposta a Mancineschi in un video dopo un blitz in un centro commerciale dove l’insegnante aveva rifiutato un tentativo di intervista. Ed erano seguiti altri commenti ingiuriosi, sempre in relazione alle frasi pronunciate nei video: istigazioni, secondo la Procura. Gorgone e Mancineschi avevano tra l’altro rivolto l’invito a chi seguiva il profilo a presentarsi davanti al Tribunale in occasione di una udienza.

Non è finita. Il solo Mancineschi ha altri tre capi. Il primo è quello di esercizio abusivo della professione di giornalista tra il 2015 e il 2017 per i numerosi video di denuncia sul profilo Facebook de “Le Iene Maremmane” (tra cui quello che parlava della corruzione delle forze dell’ordine che avrebbero tollerato lo spaccio sulle mura). Deve anche rispondere per un’altra ipotesi di diffamazione, quella nei confronti di una insegnante dell’asilo imputata di maltrattamenti additata come «criminale» insieme alle colleghe: aveva letto in diretta gli atti dell’indagine e si era riferita a loro come «la vergogna di Grosseto» e comunque in modo denigratorio. Infine, una violenza privata ai danni di un parroco, di cui aveva fermato l’auto impedendone l’uscita.

Pierluigi Sposato

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web