Il Tirreno

Grosseto

Denaro in cambio del nulla osta: condannati

di Pierluigi Sposato
Denaro in cambio del nulla osta: condannati

Roccalbegna, concluso in Tribunale il secondo processo per l’ingresso illecito in Italia di cittadini extracomunitari

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GROSSETO. Si sarebbero messi d’accordo in quattro per sfruttare l’ingresso nel territorio italiano di cittadini extracomunitari, in un’operazione che avrebbe avuto per scopo quello di farsi pagare per il rilascio del nulla osta per il visto d’ingresso, per un lavoro che non ci sarebbe stato. E sono stati condannati in quattro: 2 anni e 28mila euro ciascuno.

Così ha deciso il collegio del Tribunale di Grosseto (Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi, Andrea Stramenga), accogliendo ma mitigando le richieste del sostituto procuratore Salvatore Feraro (3 anni): i giudici hanno riconosciuto colpevoli Nabil Nadir, 40 anni, Mohamed El Ouaidi, 57 anni, Driss Assou, 43 anni (l’unico a cui la pena è stata sospesa), e Noureddine El Ouaidi, 44 anni, tutti di nazionalità marocchina. Quest’ultimo è stato condannato a pagare i danni alla parte civile (assistita dall’avvocato Lucilla Nannetti): si tratta di un connazionale di 32 anni che con la sua denuncia aveva fatto partire il procedimento penale e che ha partecipato alle prime fasi del processo, anche all’incidente probatorio. Un procedimento che aveva già visto, nel 2015, la condanna con il rito abbreviato a 3 anni 4 mesi e 50mila euro (più il risarcimento danni) del principale imputato, il funzionario della Direzione provinciale lavoro di Napoli Antonio Ranieri. Il quale aveva anche una piccola realtà imprenditoriale individuale, tra cui una società agricola a Cana di Roccalbegna, “I prodotti della natura”.

I fatti sono di dieci anni fa. L’uomo che aveva denunciato Ranieri aveva raccontato di aver lavorato 27 giorni per lui come operaio ma di non aver mai ricevuto la copia del contratto; e di aver pagato 6.500 euro per l’ingresso in Italia al responsabile addetto al trasporto per Ranieri, cioè El Ouaidi. Nell’aprile 2008, come ricostruito in aula dall’ispettrice del lavoro di Grosseto, inoltre due cittadini marocchini avevano raccontato di essere potuti entrare in Italia per lavorare pagando 6-7mila euro, dopo essere entrati in contatto con Ranieri. Ma per Ranieri non avrebbero mai lavorato, né a Roccalbegna né altrove. Ispettorato e carabinieri fecero un sopralluogo a Cana dopo aver accertato che nel 2007 Ranieri aveva chiesto l’ingresso in Italia di 56 stranieri stagionali di nazionalità marocchina. L’azienda di Cana, aveva aggiunto l’ispettrice, non aveva un’entità tale da giustificare un numero così elevato di stagionali. E oltretutto l’edificio di alloggio era semidiroccato. Come detto in aula dall’ispettore della polizia di stato che aveva anch’esso eseguito un sopralluogo «a Cana c’era un recinto con i maiali, un container con due stranieri, un edificio in muratura con lavori di ristrutturazione interrotti dalla polizia municipale». Un altro alloggio era poi stato trovato e ispezionato a Principina Terra: qui gli stranieri sarebbero stati condotti da Nadir.

Al momento del sopralluogo di Ispettorato e carabinieri a Cana c’erano sei persone, tutte regolari. Le indagini consentirono di appurare che le domande di assunzione erano state presentate da una seconda società di Ranieri e l’Ispettorato aveva comunque rilevato una commistione tra le due società. Nel 2008 erano state presentate altre richieste di ingresso: 77 di stagionali e 74 di lavoratori a tempo indeterminato. A quel punto l’Ispettorato dette il parere negativo, a differenza del 2007 (c’erano operai marocchini e cinesi).

Cinque secondo l’accusa le persone entrate con queste modalità nel nostro Paese: oltre ai due che avevano sporto denuncia, altri tre. Questi avevano riferito che in Marocco c’era una persona che aveva un contatto in Italia: pagavano una quota, ricevevano i documenti, andavano all’ambasciata e ottenevano il visto. Alcuni di loro, aveva aggiunto l’ispettrice, avevano spiegato di non aver mai visto Ranieri. Motivazioni entro ottanta giorni.

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