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Predatore sbrana pecora, i cani lo allontanano

Predatore sbrana pecora, i cani lo allontanano

Attacco a Istia, l’allevatore: «Senza i miei pastori sarebbe stata una strage, ma servono provvedimenti»

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ISTIA D’OMBRONE. Nuova predazione a Istia d’Ombrone (Grosseto), che sta diventando territorio di caccia prediletto dai predatori. Il “lupo” (puro o meticcio non si sa) si mangia una pecora e la va a straziare davanti alle case; poi abbandona la carcassa e si dà alla fuga forse disturbato dall’abbaiare dei cani. È successo all’azienda Chiesino di David Simoni nella notte fra lunedì e martedì. «In giro qui da me – spiega Simoni – c’è sicuramente una coppia di predatori, visti, ormai, da tantissimi testimoni. Io fino a questo momento mi sono difeso abbastanza bene coi cani. Ne possiedo otto di cui tre cuccioli che distribuisco fra i vari branchi di pecore. Ma stanotte i pastori che avevo lasciato a guardare questo branco che è stato predato, non hanno potuto evitare che una pecore fosse presa e che un’altra restasse dispersa».

Eppure il bilancio dell’allevatore poteva essere peggiore. «I cani pastori – dice Simoni – hanno sicuramente evitato una strage maggiore. Il predatore è fuggito trascinandosi la pecora azzannata e si è fermato a mangiarsela a 100 metri da casa mia, poi ha proseguito fermandosi di nuovo vicino ad altre case dove ha finito di spolparla, e infine l’ha dovuta lasciare lì a causa, forse, dell’abbaiare dei cani. Noi alle 5, quando abbiamo cominciato a mungere, ci siamo accorti del danno ma ormai era andata».

Simoni, pur riconoscendo che i cani sono efficaci guardiani («Mi difendo bene con loro», dice) così come le reti sono mezzi importanti di protezione, non nasconde tutta la sua preoccupazione per una situazione che giorno dopo giorno si aggrava.

«Devono prendere provvedimenti – dice – e seri, perché i lupi o gli ibridi che siano, partoriscono a maggio e noi proprio ad aprile-maggio abbiamo, se possibile, un po’ di reddito. Usciamo da un inverno in cui il prezzo degli agnelli è stato bassissimo, e se possiamo sperare di far quadrare i conti, lo possiamo fare contando su questi due mesi. È proprio ora che le pecore possono essere mandate al pascolo libero. Non possiamo nutrirle coi mangimi e tenerle al chiuso. Per ottenere prodotti di qualità devono stare libere. Ma purtroppo questa libertà coincide con la possibilità di danni consistenti. Ripeto: fino ad oggi mi sono salvato coi cani, ma se i predatori aumentano, come è normale, che potremo fare? Non posso guardarle tutto il giorno, perché sono solo e anch’io ho bisogno di dormire come tutti. Purtroppo qui è un disastro, perché di canidi ce ne sono tanti. Li vedono i cercatori di asparagi e i cacciatori, li vede chi va a fare passeggiate».

Fiora Bonelli

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