Proteste
Diffamazione, condannato Cerulli
Multa da 400 euro per il volantino delle elezioni 2013. A ognuna delle cinque parti civili 1.500 euro di provvisionale
GROSSETO. Arturo Cerulli è stato riconosciuto colpevole del reato di diffamazione. Il giudice Andrea Stramenga ha condannato il sindaco di Monte Argentario a pagare 400 euro di multa per quel volantino della campagna elettorale del maggio 2013 in cui lo stesso Cerulli, allora candidato (per il secondo mandato) aveva attaccato la lista rivale di Massimo Sandrelli (in occasione dell’arrivo imminente sul Promontorio di Matteo Renzi), utilizzando parole come «mussoliniani» e «sorti di mafie di terra e di mare».
Il giudice ha anche condananato Cerulli a risarcire le parti civili costituite nel processo (Michele Vaiani, Azelio Cerulli, Viviana Lauro, Anna Poggioli, Danilo Cerulli - avvocati Michelina Suriano, Rodolfo Piccardi e Costanza Brusa): se ne dovrà occupare il giudice civile. Il primo era candidato ma non venne eletto, gli altri quattro sono consiglieri comunali. Nel frattempo, Cerulli dovrà pagare una provvisionale immediatamente esecutiva di 1.500 euro in favore di ciascuno dei cinque, più le spese (4.100 euro per Lauro e Cerulli, altrettanti per Poggioli e Bagnoli, 3.280 euro per Vaiani). Non solo: come chiesto all’ultima udienza dal pubblico ministero, la viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo, il giudice ha disposto la trasmissione alla Procura delle testimonianze rese da Cristiano Anichini e da Michele Lubrano all’udienza del 17 ottobre 2017: il primo ascoltato in qualità di collaboratore del sindaco per l’informatizzazione, il secondo è l’assessore alle attività del mare. Erano stati citati dalla difesa, dettero spiegazioni su quel volantino, sulla genesi e la compilazione, ma anche sull’eco che ebbe la diffusione di quello scritto. Occorreranno settanta giorni per conoscere le motivazioni della condanna, poi la difesa di Cerulli - l’avvocato Gianni Giorgi - potrà presentare appello. Il sindaco era presente con la moglie, presenti anche coloro che si erano costituiti parte civile. I primi minuti dell’udienza di ieri sono stati destinati alla constatazione del mancato accordo sulla composizione della querelle, un accordo che era stato sollecitato dal giudice. Poi è stata la volta delle repliche. Una ventina di minuti, poi la camera di consiglio.
Il giudice ha mitigato le richieste dell’accusa, che aveva sollecitato 600 euro e l’invio degli atti in Procura anche per una terza testimone, sentita quello stesso giorno. Le parti civili avevano presentato una richiesta danni da 30.000 euro, con diecimila di provvisionale.
«Potrei anche pentirmi per come aver fatto il sindaco in questi dieci anni di mandato - commenta Cerulli dopo la lettura del dispositivo - E invece no, non mi pento. L’ho fatto con onestà e dedizione per il paese».
Cerulli si definisce «amareggiato» dall’esito e preannuncia il ricorso in appello, una volta lette le motivazioni.
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