Il Tirreno

Grosseto

allarme predazioni 

Pecore sbranate in pieno giorno

Altri due episodi a Semproniano e a Istia: la rabbia degli allevatori

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GROSSETO. Continuano le aggressioni dei predatori e lasciano sui prati scie di sangue.

È successo a Semproniano, in un’azienda che si trova fra gli oliveti di Fibbianello, è successo di nuovo a la Mota nei pressi di Moscona e Istia d’Ombrone.

A Semproniano l’azienda di Fabio e Oscar Passalacqua ha subito domenica una predazione di tre pecore e quattro agnelli. A La Mota per il terzo giorno consecutivo il predatore è arrivato nel pascolo a due passi da casa di Beppe Catocci: due agnelle uccise. Ma se per Catocci ormai è quasi un appuntamento fisso quello col “lupo” che assalta le pecore in pieno giorno, per Fabio e Oscar Passalacqua l’aggressione diurna è la prima volta che capita: «Ho 46 anni – dice Fabio – e da tre generazioni la mia famiglia alleva pecore. Mai successa un’aggressione di giorno. Il lupo puro non esce di giorno. Ma questi sono grossi animali rossicci che nulla hanno a che vedere col lupo. Avevamo avuto predazioni nella notte, anni fa, ma poi abbiamo messo reti antilupo e costruito grandi capannoni per rimettere le pecore di notte e ci eravamo salvati. Ma adesso eccoli di giorno. Alle 12 abbiamo mandato le pecore al pascolo con i nostri due cani border collie. Alle 13 i cani sono tornati da soli e allora mio fratello si è insospettito. È andato sul prato e lì l’amara realtà. Quattro agnelli scannati e tre pecore uccise. Una carneficina. Siamo disperati. Abbiamo pecore da latte, un caseificio che produce pecorino Slow Food. Per fare prodotti di alta qualità le pecore devono pascolare all’aperto. Non possiamo tenerle tutto il giorno chiuse nel capannone o nel recinto antilupo. E come si alimentano? Per fare quel pecorino lì ci vuole latte genuino, buono».

Stesso identico ragionamento che fa Beppe Catocci con l’azienda alla Mota e un gregge ormai decimato: «Proprio ora che ci sono prati meravigliosi le pecore devono stare al chiuso? Come se fossero in galera. Dobbiamo farle morire di stenti?. Io in tre mesi con assalti pressoché quotidiani ho perduto 15– 20mila euro. Bisogna far presto a trovare soluzioni, perché così è da incubo. Perché non mandano un guardiano per questo territorio così colpito? Dato che nessuno riesce a tirar fuori un ragno dal buco per levare di torno questi branchi di predatori, che ci diano almeno una persona che guardi i greggi. Noi non ce lo possiamo permettere. Mia moglie stamani, quando ha visto quelle due pecore morte, si è messa le mani nei capelli. E chi ci dà la forza di andare avanti, ora? Nessun politico che si preoccupa di noi? Siamo del tutto abbandonati». E su questa indifferenza totale della politica davanti a un problema così urgente e pesantissimo concorda anche Passalacqua che incalza: «Fossero solo indifferenti – dice – ma purtroppo la politica ci rema contro». (f. b.)

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