Il Tirreno

Grosseto

Tra le macerie per ricostruire il futuro

di Claudia Guarino
Tra le macerie per ricostruire il futuro

Padre Firas Lutfi è il viceparroco della chiesa di San Francesco, ad Aleppo. Ieri, durante la messa, era a Roselle  

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ROSELLE. La vita è bella. Questo è il messaggio che padre Firas Lutfi trasmette parlando nella chiesa dell’Immacolata Concezione, a Roselle. È bella nonostante il dolore e la sofferenza. Nonostante gli stenti e l’agonia che, a volte, porta con sé. «Non bisogna dimenticarselo», dice il padre francescano, nemmeno se si è costretti a esperire, quotidianamente, il martellante orrore della guerra, che incide l’animo così in profondità da rischiare di soffocare anche la speranza.

«Ad Aleppo un bambino di sette anni si è ucciso gettando si dal tetto di un palazzo - racconta il religioso - Questa è una depressione troppo precoce. Noi dobbiamo convincere le persone, in generale, e i bambini, in particolare, che la vita è invece bella e che vale la pena continuare a lottare». Padre Firas Lutfi vive in Siria da quattro anni. Sta nella parrocchia di San Francesco d’Assisi insieme ad altri quattro frati francescani. È, insomma, il viceparroco di Aleppo.

Oggi nella grande città del nord la guerra è finita. O meglio, non infuria più la battaglia che, per anni, ha portato la distruzione del fuoco nelle strade. Ma è rimasto un luogo distrutto e martoriato. Nel resto del Paese, d’altra parte, continuano le atrocità collegate alla guerra civile scoppiata nel 2011. È di due giorni fa, ad esempio, la notizia di un sospetto attacco chimico compiuto a Duma, alle porte di Damasco, che avrebbe causato la morte di oltre 70 persone.

È questo il contesto in cuisi trovano a operare i frati della parrocchia di San Francesco d’Assisi, i quali hanno visto per anni messa a ferro e fuoco una città che, oggi, «è ridotta a un cumulo di macerie». Padre Firas Lutfi cerca di aiutare la gente di Aleppo come può. E di progetti, insieme alla sua parrocchia, ne porta avanti diversi.«In città ci sono oltre tremila bambini rimasti orfani. Molti dei quali mal visti dalla popolazione stessa perché di jihadisti - racconta il religioso - Sono bambini che, molto spesso, non risultano registrati all’anagrafe. Praticamente, a livello ufficiale, non esistono. Noi siamo andati a cercarli per dare loro un nome e un’identità. C’è da dire che, in quest’opera, siamo stati affiancati dalla comunità musulmana». Insieme senza barriere di religione dunque, uniti per aiutare coloro che, per primi, pagano sulla propria pelle il prezzo delle bombe. «Il bene che facciamo è una goccia nell’oceano, ma è comunque un punto di partenza. A Pasqua, ad esempio, un ragazzo di 14 anni, il quale mentre tornava a casa da scuola ha visto morire tre suoi compagni, mi ha detto che la vita è una cosa bella. Per me questo è stato il sorriso di Dio». Un altro progetto portato avanti ad Aleppo dai frati francescani riguarda l’organizzazione di interventi volti ad aiutare i ragazzi siriani a superare gli effetti dei traumi psicologici a cui sono stati sottoposti.

«Vorremmo aiutare i bambini ad andare oltre le loro problematiche attraverso l’arte. Vorremmo che superassero i disagi psicologici a cui li ha costretti la guerra, che potessero arrivare, poi, a costruirsi un futuro e un’istruzione. tutto ciò anche con il nostro aiuto. È un progetto ambizioso, questo, ma, nello stesso tempo, grande».

Oltre ai figli, padre Firas Lutfi e gli altri stanno accanto ai genitori, con opere miranti a favorire la ripresa dell’attività lavorativa di quanti sono passati attraverso la guerra e la distruzione che questa porta con sé. «Abbiamo dei progetti che riguardano i negozi e le fabbriche. Stiamo cioè accanto alle persone che vogliono ricominciare a vivere. Durante la battaglia di Aleppo intervenivamo attraverso la distribuzione dei pacchi alimentari e tamponando le ferite. Ora c’è la fase di sviluppo, almeno per Aleppo perché nel resto del Paese la guerra continua, e noi siamo qui per cercare di dare una mano a ricostruire il futuro. Da parte nostra, come ha detto anche Ibrahim Alsabagh (il parroco di Aleppo ndr), rimarremo qui fino a che ci sarà anche un solo cristiano».

Ma ogni tanto padre Firas Lutfi si allontana dalla Siria per fare visita alla diocesi di Grosseto. Come ieri, giorno in cui era possibile incontrarlo nella chiesa di Roselle.

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