Il Tirreno

Grosseto

«Panchine e bar per aggregarsi»

di Claudia Guarino
«Panchine e bar per aggregarsi»

Le richieste dei ragazzi di Manetti-Porciatti e Bianciardi all’incontro con i giornalisti alla Cittadella dello studente 

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GROSSETO. L’idea, all’epoca, fu quella di costruire un campus in stile nordeuropeo, con scuole, impianti sportivi, una casa dello studente e uno spazio all’aperto, pensato come area di socializzazione e interscambio. Il tutto realizzato in un luogo facilmente raggiungibile, anche con i mezzi pubblici.

La Cittadella dello studente è ancora oggi una vasta superficie che accoglie prati, murales e impianti sportivi. Dai giovani, però, è percepita come uno spazio troppo legato alla vita scolastica.

Bello, senz’altro, ma non scevro di difetti, privo com’è dei principali strumenti funzionali a una vera e propria aggregazione sociale.

Non ci sono, cioè, né panchine, né bar, né zone protette dall’ombra, né, tanto meno, aree chiuse da poter condividere. Una mancanza che pesa.

«Sembra che manchi una centralità», dice Stefano Landini. Lui ha 18 anni e frequenta la 4ª Tg – indirizzo tecnico grafico – del Polo Bianciardi. Ieri ha partecipato, con la sua classe e la sua insegnante Patrizia Vincenzoni, al nuovo appuntamento di Cap 58100 – Piazze N(u)ove, l’iniziativa organizzata da Clarisse Arte di Fondazione Grosseto cultura e Il Tirreno con l’intenzione di stimolare dibattito e condivisione di idee attorno agli spazi cittadini.

All’incontro di ieri, il settimo per quanto riguarda Piazze Nuove, hanno preso parte anche i ragazzi della 3ª Cat – costruzioni, ambiente e territorio – del polo tecnologico Manetti-Porciatti, accompagnati dalle insegnanti Elena Benucci e Francesca Perillo e ascoltati dai giornalisti del Tirreno, dal direttore di Clarisse Arte Mauro Papa e dal writer Marco Melaneschi.

I ragazzi, questa volta, hanno riflettuto sugli spazi della Cittadella dello studente, mostrando perplessità circa la loro attuale strutturazione e formulando proposte per poter creare un’organizzazione migliore.

Attimi di discussione sono stati riservati anche alla tematica dei murales, presenti in gran numero nella zona della Cittadella dello studente, la quale ospita anche un’opera, ormai sbiadita dal tempo, di Blu, uno dei migliori street artist in circolazione.

«Qui vicino ci sono molte scuole – dice Stefano Landini – Ma manca un vero e proprio interscambio tra i ragazzi. Del resto non esistono nemmeno panchine».

Quello della mancanza di strutture su cui sedersi è una constatazione diffusa tra i ragazzi, i quali sottolineano come la Cittadella non sia, per loro, una zona in cui sono soliti trascorrere il tempo libero.

È piuttosto associata alla scuola e, dunque, viene frequentata solo nelle ore dedicate all’istruzione.

Anche le strutture sportive presenti vengono utilizzate unicamente attraverso la scuola.

«Sarebbero utili anche un bar e una biblioteca – dice Kirill Breschi che frequenta la classe 3ª dell’Istituto che forma geometri – Secondo me strutture del genere potrebbero dare vita a un buon punto di aggregazione».

Su questo punto è d’accordo anche Tommaso Bernardini, compagno di classe di Kirill, il quale afferma che «la posizione della Cittadella dello studente, che è vicina a diverse scuole, favorisce l’incontro tra i ragazzi.

Però servirebbero, senz’altro, delle panchine e magari qualcosa che garantisca un po’ d’ombra nei mesi estivi, anche alla fermata dell’autobus, la quale è priva di pensiline».

Panchine, bar e più ombra, dunque, secondo i ragazzi renderebbero la Cittadella dello studente un luogo di interscambio relazionale decisamente migliore. Anche perché, secondo i giovani studenti, il prato, ora come ora, è uno spazio del tutto inutilizzato.

Ma attorno ad esso c’è dell’arte. Sui muri circostanti, infatti, sorge una serie di murales creata da artisti di tutto rispetto.

E sulla street art i ragazzi hanno opinioni diverse. C’è chi la ritiene fondamentalmente inutile, chi la considera come un qualcosa su cui non fermarsi a riflettere, ma che «sta lì e basta, oramai ci siamo abituati» e chi, invece, come Stefano, dice che «ci sono scuole, anche all’estero, completamente bianche e tristi. Queste realtà pagherebbero per avere le opere di Blu».

Ognuno, insomma, ha la propria idea. Quasi tutti, però, convergono nel ritenere necessario apportare delle migliorie alla zona, affinché questa possa diventare davvero, in atto, ciò che si propone di essere in potenza: un luogo di scambio e socialità. Una superficie vivibile da tutti, che possa permettere la condivisione di tempo ed esperienze.



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