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Un altro attacco a Istia d’Ombrone «Ormai è una strage»

di Fiora Bonelli
Un altro attacco a Istia d’Ombrone «Ormai è una strage»

ISTIA D’OMBRONE. «Abbattete gli ibridi e venite, presidente Vivarelli Colonna in testa, a vedere cosa succede alle porte di Grosseto. All’Argentario i predatori mangiano i gatti, ma qui mangiano...

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ISTIA D’OMBRONE. «Abbattete gli ibridi e venite, presidente Vivarelli Colonna in testa, a vedere cosa succede alle porte di Grosseto. All’Argentario i predatori mangiano i gatti, ma qui mangiano pecore, agnelli, montoni, vitelli, asini. La provincia di Grosseto è in bocca dei predatori. L’entroterra si spopola, e al mare sale la paura. In montagna, poi, è un vero disastro». A distanza di quattro giorni dall’ultimo raid di predatori nell’azienda Catocci alla Mota, nei pressi di Grosseto, giovedì notte, altro spargimento di sangue.

Quattro attacchi in una settimana o poco più. Due pecore ferite a morte e che sono destinate a non sopravvivere. L’allevatore Beppe Catocci stava vegliando il suo gregge, ma non ce l’ha fatta ad evitare l’aggressione. È riuscito solo ad allontanare i predatori che nel cuore della notte, attorno alle 3, avevano già lasciato i buchi nella gola delle pecore e avevano strappato a una, una mammella: «Le pecore pascolano la notte – spiega Catocci – e noi stiamo tutta la notte a sorvegliarle. Non dormiamo più, pur di salvare ciò che resta del nostro patrimonio. Quando ho visto il gregge che stava pascolando accanto alla nostra casa, muoversi nervosamente, mi sono precipitato in mezzo alle pecore e ho fatto in modo che il “lupo” fuggisse via. Per la verità credo siano ibridi, non lupi puri».

Catocci dallo scorso dicembre ha perso circa una ventina di pecore. Un’aggressione dopo l’altra che non viene fermata da nessun mezzo di contrasto: «Cani non ne posso tenere – dice – perché in passato mi hanno dato grane a non finire. Ma ho messo di fronte al pascolo di tutto: luci alte, suono della radio, cannoncini che sparano se passa qualcosa. Eppure non c’è nulla che li fermi. Ormai hanno capito che sono mezzi innocui e non hanno paura. Vengono, fanno razzia e ci lasciano lana e carcasse. Stavolta, sul prato, restano due animali feriti a morte. Una perdita economica di centinaia di euro, anzi di migliaia, se si considera la perdita delle pecore (da sole queste due, giovani e in piena produzione, varranno 400 euro), la perdita del latte e della carne. Uno stillicidio a cui siamo sottoposti da alcuni anni, con una violenza da parte dei predatori e una indifferenza da parte delle istituzioni di cui non mi capacito». Catocci chiede che «gli ibridi vengano abbattuti. O levano di mezzo questi animali consentendoci, magari, battute apposite, o non se ne esce. Sono troppi, si moltiplicano a vista d’occhio. Chiedo il loro abbattimento e chiedo al presidente della provincia Anton Francesco Vivarelli Colonna che venga qui a vedere. In tempo di elezioni ci promise mari e monti e adesso lo aspettiamo a concretizzare le sue promesse». La situazione di Catocci che nella zona di Istia sta combattendo una battaglia impari come tanti altri colleghi che abitano lì, sta per essere rappresentata anche dal Comitato Pastori d’Italia a Vivarelli Colonna: «Diamo la nostra solidarietà a Beppe – fanno sapere dal Comitato – anche se la solidarietà non risarcisce danno e dolore. Anche noi abbiamo chiesto al presidente provinciale Vivarelli Colonna di essere ricevuto per parlare della situazione predazioni. Anche la nostra posizione combacia con quella di Catocci: abbattimento degli ibridi e allontanamento dei lupi in zone non vocate alla pastorizia». Anche Luca Petrucci di Istia d’Ombrone, che ha l’azienda nella stessa zona di Catocci avverte: «Qui il problema si è incancrenito e nessuno lo vuole risolvere. Adesso speriamo in un incontro col neo eletto al parlamento Mario Lolini di Grosseto a cui vogliamo raccontare come stanno le cose. Ma ormai tutti lo sanno. Il guaio è che fanno orecchie da mercante».

Intanto all’appello di Catocci risponde la consigliera provinciale Olga Ciaramella: «Lo chiamerò immediatamente – dice Ciaramella – impegnandomi a sollecitare, per quanto mi è possibile, un incontro fra Catocci stesso e il presidente provinciale. Un incontro che Catocci desidera come lo desiderano molti altri allevatori».

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