Il Tirreno

Grosseto

Guidoriccio, l’altra storia che porta a Roma

di Fiora Bonelli
Guidoriccio, l’altra storia che porta a Roma

Secondo lo studio di un medico di Castel del Piano appassionato di ricerca, il cavaliere sarebbe in realtà Attilio Regolo

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CASTEL DEL PIANO. Guidoriccio da Fogliano dipinto da Simone Martini nel palazzo pubblico di Siena potrebbe essere Attilio Regolo? Secondo Marco Farmeschi, medico di Castel del Piano col pallino della ricerca storica, potrebbe essere. E infatti il medico che – dice – come gli è stato suggerito una volta, «dovrebbe impicciarsi solo del suo mestiere di medico», per dimostrarlo ci ha scritto sopra un libro intitolato “Regulus. Un altro sguardo sul Guidoriccio”, edito da Effigi.

Il volume a breve sarà presentato proprio a Siena, “nella bocca del leone – commenta Farmeschi – ma tant’è. Ormai sono anni che inseguo questo misterioso affresco trecentesco e ho provato a sciogliere l’enigma, osservando segni e sintomi, come ogni medico che si rispetti».

La querelle sul Guidoriccio viene da lontano, ma Farmeschi vi si è approcciato grazie alla sua amicizia col professore americano Gordon Moran di recente scomparso, che fin dal 1977 aveva messo in atto una revisione critica dell’affresco di Simone, ipotizzandone una sua fattura quattrocentesca o addirittura settecentesca.

Tra le ragioni che scoraggiavano a pensare che Guidoriccio fosse proprio Guidoriccio, il fatto che fra il 1333 e il 1351, il capitano fu assoldato dai nemici di Siena e dunque appare poco plausibile che il governo dei Nove potesse consentire un suo ritratto celebrativo.

Farmeschi sposa questa teoria e tassello storico dopo tassello, arriva a citare un documento del 20 febbraio 1330 «che attesta un pagamento per maestro Simone per aver dipinto Marco Attilio Regolo, console e simbolo delle virtù repubblicane», spiega Farmeschi. Il quale smonta anche l’idea che i castelli dietro al Guidoriccio siano Montemassi o Arcidosso o Castel del Piano come altri hanno sostenuto.

«Per la mia teoria – continua – sono partito dalla ricostruzione storica del governo dei Nove (1287 – 1355), poi dalla storia della sala del Mappamondo e ho cercato di dimostrare come la sala del mappamondo fosse quella dove i Nove tenevano il concistoro. Questo perché Regolo fu proprio dipinto in questa sala secondo i documenti».

Ma perché Simone Martini avrebbe dovuto dipingere Regolo? E riprendendo da dove il suo profilo? «Regolo fu eroe della prima guerra punica – aggiunge Farmeschi – di fede repubblicana. Eroe ad hoc per Siena che rivendicava, appunto, origini romane. Ma poi Simone frequentò ad Avignone anche Petrarca, anch’egli grande estimatore di Regolo e come lui numismatico».

E proprio alla numismatica si deve la scoperta di Farmeschi, il quale, infatti, ha rintracciato una serie di monete d’epoca che ritraggono Regolo, che assomiglia molto proprio al Guidoriccio. «Se non avessi trovato quelle monete – afferma Farmeschi – forse il libro non lo avrei scritto, ma a quel punto la tentazione è stata fortissima perché era dimostrato che Simone avrebbe potuto copiare dalla moneta il ritratto di Regolo. I due ritratti sono quasi sovrapponibili e a cercar bene anche il paesaggio che fa da sfondo al Guidoriccio potrebbe essere quello della città di Adys dove Regolo si accampò sbarcando in territorio cartaginese. E oltre tutto Guidoriccio - Regolo avrebbe avuto prima del restauro in mano un chiodo, il segno del suo martirio, visto che fu gettato da una collina dentro una botte irta di chiodi».

E infine a chi obietta come un console romano possa avere un cavallo con gualdrappa a scacchi e ricoperto da capo a piedi, Farmeschi spiega: «Si tratterebbe, come altri ritratti romani, di un cavaliere catafratto, ricoperto tutto da una corazza lamellare di metallo con ritagli di cuoio, visto poi che, come sostenne Torriti nel 1991, la guadrappa doveva essere in origine di piombo argentato e fu ridipinta successivamente».

Insomma la storia Guidoriccio continua, anche se «sicuramente questa ipotesi farà scalpore e susciterà polemiche», come avverte la moglie di Gordon Moran, Lucia, nella bella introduzione allo studio del medico castelpianese.

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