Il Tirreno

Grosseto

Ammanchi al night Sotto processo il responsabile di sala

Ammanchi al night Sotto processo il responsabile di sala

Querelato dalla titolare, si sarebbe appropriato di 600 euro Sono i soldi delle consumazioni con le ragazze del locale

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MARINA DI GROSSETO. L’accusa è semplice: il dipendente del night club avrebbe tenuto per sé 600 euro, senza consegnarli al titolare. In altre parole avrebbe indicato nel prospetto giornaliero degli incassi un numero inferiore di consumazioni con le “artiste” (così vi sono indicate - e sotto ci sono i nomi di ciascuna con la relativa attività svolta).

È di questo che deve rispondere un grossetano di 45 anni, imputato in qualità di responsabile di sala del night club Capriccio di Marina di Grosseto. Ma la difesa (avvocato Pier Carlo Pennacchini) non ci sta e punta a dimostrare che non era soltanto lui l’incaricato delle riscossioni e sottolineando che vi è una causa civile con il datore di lavoro per il disconoscimento delle mansioni che sarebbero state unilateralmente attribuite. Ieri però, davanti al giudice Giovanni Muscogiuri, la titolare ha avuto pochi dubbi nella ricostruzione dei fatti, che risalgono a undici serate del giugno 2015. La donna, di nazionalità romena, ha ripercorso la querela presentata ai carabinieri, nata dopo che le si erano presentati dei dubbi sugli incassi: perché erano più bassi, a suo giudizio, rispetto al numero degli avventori. Così aveva incaricato il barista (anche lui è stato ascoltato ieri dal giudice) di fotografare i cosidetti “tablò” a metà serata: quei documenti erano poi stati messi a confronto con i tablò finali, consegnati il giorno successivo. Dall’osservazione di questi prospetti la titolare aveva concluso che l’uomo avrebbe sostituito i documenti e così l’aveva licenziato. In un’altra circostanza, precedente (2014) - così avevano ricostruito i carabinieri nel corso delle indagini - un altro dipendente aveva notato che il responsabile di sala aveva annotato soltanto 10 clienti invece dei 17 da lui contati: ma poiché il responsabile godeva della fiducia della proprietà non aveva fatto alcuna osservazione, anche quando questi aveva spiegato che si trattava di clienti che non avevano consumato nulla e che quindi non avevano pagato. Una donna, anche lei dipendente, aveva fatto mettere nero su bianco che anche lei si era accorta degli ammanchi.

La titolare aveva inoltre messo a confronto i tablò del periodo sospetto con quelli successivi al licenziamento e aveva notato che gli incassi erano di 1.200-1.500 a serata, notevolmente superiori. Davanti al giudice sono in contestazione tuttavia solo le undici serate per le quali, dal confronto tra le foto e i tablò (ne ha parlato ieri anche il maresciallo dei carabinieri di Marina di Grosseto che aveva seguito le indagini), sono risultati mancanti 600 euro. Mancano ancora testimoni dell’accusa, saranno sentiti nel gennaio 2020.

Pierluigi Sposato

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