Il Tirreno

Grosseto

«Non fu borsa di studio» Condanna per la Asl

di Pierluigi Sposato
«Non fu borsa di studio» Condanna per la Asl

Accolto il ricorso di un farmacista che era stato impiegato come dipendente di fatto «Mancava il tutor, il punto di continuità operava soltanto grazie al suo impegno»

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Il rapporto tra Asl (allora 9, oggi Usl Toscana Sud est) e il dottor Massimo Santella fu «una borsa di studio intesa non con finalità formative ma come escamotage o misura occupazionale provvisoria realizzata attraverso una limitata offerta economica in cambio di un costante impegno sul lavoro». In altre parole, secondo il giudice, un rapporto di lavoro subordinato che come tale non era stato inquadrato. E per questo motivo il giudice del lavoro Giuseppe Grosso ha accolto il ricorso del farmacista e ha condannato l’azienda sanitaria a pagare quasi 18mila euro: la somma derivante dalla differenza di ciò che avrebbe percepito a titolo di equa retribuzione e di quanto effettivamente ricevuto come borsista.

I fatti risalgono a oltre otto anni fa. Il dottor Santella aveva vinto nel 2009 una borsa di studio per dodici mesi ( “progetto di sperimentazione “punto farmaceutico di continuità”). Aveva svolto il lavoro in tre periodi distinti, ciascuno da un anno, perché la borsa era stata rinnovata fino al febbraio 2013. Assistito dall’avvocato Monica Tocci aveva presentato ricorso ritenendo che dovesse essere inquadrato, per le mansioni svolte, come un dirigente farmacista e che quindi dovesse avere ben altro stipendio. La Asl si era opposta.

Il giudice ha esaminato inizialmente il bando di selezione. E ha notato che «il dato principale cui occorre fare riferimento è piuttosto la verifica se vi sia stata concreta attività formativa, con l’individuazione di un vero e proprio tutor in costante (effettivo e non formale) affiancamento del borsista o se, per contro, l’attività di quest’ultimo fosse indirizzata a beneficio principale, se non addirittura esclusivo, della controparte pubblica per finalità di risparmio di spesa o per sopperire comunque a carenze di organico. Ritiene il Tribunale che si proprio quest’ultima l’evenienza occorsa nello specifico». Perché Santella avrebbe lavorato «come se fosse stato a tutti gli effetti un dipendente della Asl», perché «sono del tutto carenti le previsioni specifiche delle finalità di studio e formative della borsa di studio, indubbiamente sbilanciata verso l’asservimento alla finalità istituzionale di garantire una più capillare distribuzione dei farmaci sul territorio quale obiettivo sanitario regionale».

Santella quindi «avrebbe dovuto essere inserito in una struttura già, in tutto o almeno in larga parte, autonomamente funzionante, assicurando un contributo lavorativo in affiancamento costante ad altro personale più esperto, piuttosto che essere l’unico lavoratore sul quale gravavano tutte le funzioni del punto di distribuzione, almeno fino a tanto che non è subentrata la vincitrice del pubblico concorso appositamente indetto».

Nessuno di fatto, secondo il dottor Grosso, aveva svolto le funzioni di tutor. Oltre tutto «Santella aveva prestato la propria opera in totale autonomia, così permettendo che il gruppo di continuità potesse regolarmente operare solo ed esclusivamente grazie al proprio impegno».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa