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Grosseto

«Educare alla salute, il Consultorio è centrale»

«Educare alla salute, il Consultorio è centrale»

Boldrini, direttore Coeso, spiega perché è necessario il monitoraggio delle donne migranti

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GROSSETO. «Indirizzare le donne migranti verso il Consultorio e tutti i servizi sanitari e socio sanitari in esso raccolti è fondamentale perché proprio monitorando e avendo un contatto costante con la donna e la futura mamma è possibile prevenire una serie di disturbi o intercettare per tempo eventuali complicanze».

Così Fabrizio Boldrini, direttore della Società della Salute grossetana, a margine dell’incontro nell'ambito del progetto Escapes – Educatori alla Salute di Comunità per l’Accesso appropriato ed Equo ai Servizi”, finanziato dai fondi asilo, migrazione e integrazione Fami, che vede il Coeso Società della salute capofila, in partenariato con Oxfam Italia Intercultura, Asl Toscana sud est, azienda ospedaliera universitaria Meyer, Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Comune di Carpineto Romano e associazione interculturale Griot.

Aggiunge Boldrini: «Dobbiamo tenere conto che nella nostra provincia il 30 per cento dei nuovi nati ha genitori stranieri, su una popolazione straniera che invece è il 10 per cento del totale. Il Consultorio, inoltre, diventa un punto privilegiato per educare alla salute tenendo conto anche dei modelli culturali della donna migrante».

Il “community health educator model” si basa sul reclutamento e la formazione di membri delle minoranze etniche e comunità svantaggiate su cui si vuole intervenire, che partecipano poi alla realizzazione di interventi di promozione della salute nelle loro zone di residenza. Gli educatori di salute di comunità sono persone che, coordinandosi con i professionisti sanitari, lavorano principalmente fuori dalle strutture sanitarie utilizzando le loro reti sociali, ad esempio raggiungendo gli utenti a domicilio, nei luoghi di ritrovo, in occasione di festività o ricorrenze, là dove gli enti pubblici non potrebbero arrivare.

Al centro dell’intervento la salute delle donne migranti, declinata sulla base delle caratteristiche migratorie e dell’accesso alle strutture sanitarie in focus tematici differenti. Nell'Area grossetana, ad esempio, si è deciso di privilegiare l'accesso ai servizi consultoriali e al percorso materno infantile, mentre nell'aretino il focus è stato sul programma di screening alla cervice.

«Il progetto Escapes si è sviluppato in un arco temporale di circa un anno e tre sono le tappe che lo caratterizzano» spiega il direttore di Oxfam Italia Intercultura, Alessandro Bechini.

«Questo – dichiara Stefania Magi referente per la Salute dei migranti della Azienda Usl Toscana Sud est - si configura come un’esperienza di innovazione e di cambiamento, nonostante un periodo di attivazione molto ridotto, si dimostra essere una sperimentazione interessante per la promozione di salute di comunità a livello locale».

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