Il Tirreno

Grosseto

«Basta predazioni, non ne possiamo più»

di Fiora Bonelli
«Basta predazioni, non ne possiamo più»

Due pastori di Scansano e Manciano denunciano la perdita di alcuni capi: «Tutto sbagliato. Bisogna cambiare direzione»

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SCANSANO. Aggressioni ai danni degli ovini si sono verificate in aziende dello scandanese e del mancianese. L’allevamento di Preselle (Scansano) è di Fiorenzo Pirisi ed è una delle aziende le cui pecore hanno subito danni.

«In zona sono stati avvistati più volte una decina di lupi – racconta Pirisi – Come possiamo fronteggiarli? Ho quattro cani da guardiania, ma non hanno potuto far nulla contro le aggressioni, perché, quando il branco dei predatori è troppo numeroso, si impauriscono e lasciano il gregge».

Pirisi è disperato anche perché ha preso in affitto un campo e, a questo punto, non se la sente di mandare lì le pecore. «Non posso tenercele – dice – e, così, accumulo spese. Possibile che nessuno si renda conto che i predatori si moltiplicano se non si interviene?». Anche a Manciano c’è chi denuncia una situazione che dice essere diventata molto difficile. Carmelo Masala è un allevatore che più volte ha assistito al fenomeno delle predazioni.

«Siamo giunti a un punto di non ritorno – commenta – in pieno giorno e vicino alle case è stata azzannata e uccisa una pecora. Altre sette, invece, sono andate disperse. Credo che la presenza dei cani possa funzionare nelle aziende piccole, dove ci sono familiari che guardano il gregge e danno il cambio al titolare. Noi, una cosa del genere, non possiamo farla. Abbiamo tantissimi capi, divisi in vari pascoli, e non ci possiamo permettere di avere un operaio giorno e notte in ciascun terreno a badare le pecore. I cani, poi, non sono sufficienti. E non è nemmeno possibile recintare tutti i pascoli. Abbiamo esposto i nostri problemi a chi di dovere, ma non veniamo presi in considerazione. Ci sentiamo rispondere che bastano cani e reti, ma ciò, come ho detto, non è vero per tutte le aziende.

Secondo me i lupi non giovano a chi passeggia disturbato dai cani, così come non fa piacere vedere un paesaggio deturpato dalle reti. Tutto ciò non è di giovamento neanche alla genuinità dei prodotti e alla nostra economia familiare.

Siamo sempre in forse se chiudere o no. Ma, alla fine, prevale la voglia di farcela, di non mollare, con la speranza che qualcuno alla fine si accorga che, fino a ora, è stato sbagliato tutto e che è necessario di cambiare direzione».

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