Il Tirreno

Grosseto

Aurelia Antica: corretti gli atti del Comune

di Francesca Ferri
Aurelia Antica: corretti gli atti del Comune

Il Consiglio di Stato boccia l’appello di Unicoop contro le autorizzazioni al centro commerciale: al Casalone negozi legittimi

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GROSSETO. Si chiude definitivamente, dopo nove anni di duro scontro in tribunale e sulla stampa, la battaglia legale che Unicoop Tirreno ha intentato contro il Comune di Grosseto nei confronti della Barghi srl, proprietaria del centro commerciale Aurelia Antica in zona Casalone, e di Clodia commerciale srl, proprietaria dei supermercati Conad di Grosseto, tra cui quello al centro commerciale.

E, definitivamente, il Consiglio di Stato dà ragione al Comune, confermando che le autorizzazioni e i provvedimenti urbanistici per l’Aurelia Antica sono legittimi e, dunque, altrettanto legittimamente il centro commerciale al Casalone può operare.

La sentenza, pronunciata il 21 settembre 2017 e pubblicata il 29 marzo 2018, arriva a otto anni dall’apertura dell’Aurelia Antica all’ex fornace Chigiotti al Casalone.

Il Casalone. Unicoop Tirreno contestava in sostanza la realizzazione stessa della cittadella dello shopping al Casalone. Qui, negli anni Novanta, era stata proprio Unicoop a voler aprire un centro commerciale, tanto che agli inizi degli anni Duemila la società Vignale Immobiliare spa, facente parte del gruppo Unicoop Tirreno, insieme alla società Ponte del Sale srl Valpiana, ottiene l’autorizzazione regionale a realizzare il centro commerciale e le concessioni edilizie per costruire gli edifici e per le opere di urbanizzazione.

Unicoop “trasloca”. La Vignale poi cambia idea e decide, insieme al Comune per questioni di viabilità di costruire il suo centro commerciale al Commendone, tra la Senese e lo svincolo per Roselle dove nel 2016 apre il Maremà. La modifica è recepita nel piano strutturale del 2006 che vincola il Casalone a zona artigianale.

Concessioni e volture. Nel frattempo, però, Unicoop cede l’immobile del Casalone alla società Barghi che ottiene la voltura in proprio favore delle concessioni, compresa – dettaglio non secondario, visto che la zona è a vocazione artigianale – quella per il commercio a dettaglio.

Dopo alcune vicende amministrative, il Comune infine rilascia alla Barghi i quattro permessi di costruire in variante e, nel 2010, il centro commerciale Aurelia Antica apre i battenti.

Unicoop ricorre al Tar. Ritrovatasi con un centro commerciale concorrente – nonostante non avesse ancora realizzato il proprio – Unicoop nel 2009 si rivolge al Tar. Per la società di Vignale gli atti urbanistici ed edilizi sarebbero stati illegittimi e anche dal punto di vista commerciale la presenza dell’Aurelia Antica, «a meno di 5 chilometri» dice Unicoop, avrebbe fatto concorrenza ai negozi del futuro Maremà.

Appello al Consiglio di Stato. Il Tar si pronuncia nel 2011 respingendo il ricorso. Unicoop non molla e nel 2012 si appella al Consiglio di Stato, presentando anche un secondo ricorso contro non solo il Comune, ma anche la Regione e la Provincia, nei confronti anche di Rinascente del mobile e Oviesse. I ricorsi sono stati riuniti.

«Non c’è concorrenza». Si arriva così alla definitiva sentenza pubblicata nei giorni scorsi. Il Consiglio di Stato ribadisce che Barghi e Clodia non hanno leso alcun interesse commerciale e urbanistico-edilizio di Unicoop Tirreno perché Maremà e Aurelia Antica non sono così vicini da poter richiamare il cosiddetto della vicinitas.

Atti edilizi e urbanistici. Per quanto riguarda il capitolo delle autorizzazioni edilizie e degli atti urbanistici, Unicoop contestava che l’area su cui è sorto il centro commerciale Aurelia Antica fosse, dal punto vista urbanistico, a destinazione artigianale. E che l’autorizzazione commerciale ad aprire una struttura di vendita non era sufficiente perché il Comune autorizzasse la costruzione. Altre contestazioni riguardavano i parcheggi e il rapporto di medie e grandi strutture con i negozi di vicinato.

Permessi a costruire. Anche in questo caso, però, il Consiglio di Stato dà ragione al Comune. La legge regionale sul commercio (numero 1 del 2005), citata dai giudici, prevede infatti che, quando cambiano le previsioni urbanistiche, i permessi a costruire rilasciati in vigenza di precedenti destinazioni possono sopravvivere se i lavori sono già iniziati o terminano nel giro di tre anni. In questo modo, si conservano le preesistenti destinazioni urbanistiche e, una volta completato, il fabbricato può essere utilizzato allo scopo precedentemente previsto. E dunque, conclude il Consiglio di Stato, poiché Unicoop non ha contestato, a suo tempo, il permesso a costruire dato al rilascio dell’autorizzazione commerciale, il suo ricorso deve essere rigettato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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