Il Tirreno

Grosseto

Cinquanta lupi tra l’Amiata e la Maremma

di Giovanna Mezzana
Cinquanta lupi tra l’Amiata e la Maremma

Life Medwolf stima un centinaio di esemplari Metà risultano ibridi ma il resto sono “puri”

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GROSSETO. Tra lupi (veri) e lupi-cane (ibridi) sono un centinaio gli esemplari di predatori che si stima vivano tra la costa maremmana, l’Amiata e le Colline Metallifere. È il primo dato che si coglie tra i tanti che escono dal monitoraggio degli esperti del progetto Medwolf, che – nell’ambito del programma Ue “Life” – mira da un lato a conservare la specie del lupo e dall’altro a contenere gli effetti dell’atavico conflitto tra predatore e (gli allevatori di) ovini e caprini. Illustrati ieri a Palazzo Aldobrandeschi da Valeria Salvatori, responsabile scientifica di Life Medwolf, i risultati del monitoraggio – che includono quelli dei test genetici giunti dal Laboratorio Cibio del Portogallo e che dicono che su 68 esemplari genotipicamente individuati poco meno della metà è lupo e poco più dell’altra metà è ibrido – arrivano a pochi giorni dall’allarme suonato dai cittadini di Monte Argentario e Ansedonia dopo gli avvistamenti di lupi (o lupi-cane) tra parcheggi, bar e ristoranti, sia di giorno che la notte. Tant’è che la Regione Toscana si è fatta carico dell’allerta inviata a Firenze dal sindaco del Promontorio Arturo Cerulli e ha sollecitato l’Ispra a pronunciarsi su come gestire la situazione: è del 26 marzo la risposta con cui l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – il cui parere deve essere richiesto obbligatoriamente dato che il lupo è un animale protetto (legge 157/1992) – dà via libera al posizionamento di gabbie per la cattura degli ibridi a ridosso del centro abitato di Porto Ercole (leggi servizio sotto).

La mappa dei branchi. Tra marzo e settembre 2017 tre tecnici di Life Medwolf hanno rastrellato la provincia di Grosseto in cerca di tracce della presenza del predatore: hanno battuto un terzo del territorio che corrisponde a circa la metà (il 48%) dell’area ritenuta adatta alla vita del lupo. Hanno raccolto escrementi, installato foto-trappole, immessi ululati indotti – i wolf-howling – mediante una tromba collegata a un lettore Mp3. Ecco i risultati: fino ad agosto, cioè prima che i cuccioli comincino a scorrazzare in giro, Medwolf indica la presenza di 80 esemplari, distribuiti in 21 branchi, 16 dei quali sono attivi sotto il profilo riproduttivo. La maggiore concentrazione si rivela tra l’Amiata – Arcidosso, Roccalbegna, Scansano e Seggiano, Castel del Piano, Santa Fiora, Castell’Azzara (vedi cartina) – e la zona sud della Provincia, da Monte Argentario a Orbetello, da Magliano a Manciano. Tenuto conto delle aree non mappate per le quali c’è un’alta probabilità che il predatore dimori anche lì, Medwolf stima che i branchi potrebbero crescere da 21 (quelli rilevati) a 22-24 e gli esemplari da 80 a 86-115.

Lupo o ibrido? Un altro dato interessante risulta il rapporto tra lupi e ibridi all’interno dei branchi. Su 80 predatori – tramite gli escrementi raccolti e inviati in Portogallo – si sono individuati genotipicamente 68 esemplari (cioè le deiezioni appartengono a 68 animali diversi); ebbene, di questi 68, 32 sono stati classificati come lupi e 36 come ibridi; fatto 100 il numero dei predatori individuati, dunque, il 47% risulta lupo, il 53% ibrido; se tale rapporto percentuale si ripropone sulla popolazione di predatori che si stima vivere in tutta la Provincia, incluse anche le aree non mappate ma idonee come habitat si può prudenzialmente affermare che su 100 esemplari circa la metà siano lupi “veri”. Altro dettaglio che complicherebbe il quadro dell’applicazione della norma (lupo protetto, esemplare impuro no): tra gli ibridi genotipicamente individuati solo uno è risultato di prima generazione, cioè figlio diretto di un incrocio tra cane e lupo; la quasi totalità degli ibridi sono animali nel cui albero genealogico l’incrocio è avvenuto presumibilmente tre generazioni fa.

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