Il Tirreno

Grosseto

Addio Fernando, talento assoluto tra olio e meccanica

di Gabriele Baldanzi
Addio Fernando, talento assoluto tra olio e meccanica

Aveva 88 anni, era stato capace di invenzioni straordinarie Il celebre frantoio era solo una delle attività della famiglia Franci 

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MONTENERO D’ORCIA. Fernando Franci era un uomo speciale, dal talento assoluto, avanti ai tempi, un Archimede capace di intuizioni straordinarie, di immaginare il futuro, di lavorare (notte e giorno) per anticiparlo. Appassionato di meccanica, ha sempre dimostrato competenze degne di un ingegnere; eppure aveva alle spalle solo la scuola dell’obbligo, “mani e testa”, come diceva lui, quando raccontava le “imprese” del passato.

È morto lunedì, Fernando, nella sua casa di Montenero d’Orcia. Un attacco di cuore, dopo una giornata trascorsa in ospedale. Aveva 88 anni. Se ne è andato circondato dalle attenzioni e dall’amore della moglie Rosina, dei figli Giorgio, Laura e Lucia, dei nipoti, a cui giungano le condoglianze del Tirreno. I funerali si terranno questa mattina, alle 11, nella chiesa parrocchiale di Montenero d’Orcia.

Il brand Franci, il piccolo impero creato a Montenero, non è nato per caso, per fortuna. Dietro c’è sempre stato il buon senso del capofamiglia, le solide fondamenta messe da Fernando e dal fratello Franco, a partire dal 1958. Il frantoio era solo una delle molteplici attività messe in piedi dai fratelli Franci, conosciuti anche per la ditta di movimento terra e punto di riferimento di tanti contadini con la loro mietitrebbia. Una settimana fa Fernando aveva ricevuto il premio alla carriera “Marco Mugelli” dall’Associazione “Il Magnifico”. Precursore dell’olivicoltura moderna, Franci ha sempre vissuto alle pendici dell’Amiata per diventare, nel proprio campo, il numero uno al mondo. Una piccola attività a conduzione familiare che oggi è conosciuta in cinque continenti e rappresenta, forse più di ogni altra azienda e prodotto, la Maremma migliore, dove la qualità del paesaggio si declina in economia. All’inizio degli anni Ottanta Fernando portò all’allora Ministero dei trasporti una sua personale invenzione che permetteva il sollevamento di un pesante mezzo cingolato e l’applicazione di pneumatici sui cingoli, in modo da poterlo far circolare anche su strada, senza rovinare l’asfalto. Accompagnato da un ingegnere della Motorizzazione di Grosseto, riuscì a ottenere l’omologazione del mezzo grazie a un diretto interessamento della Fiat di Torino. E proprio gli ingegneri della Fiat rimasero stupiti quando, dopo aver chiesto a Fernando quali studi avesse compiuto, ricevettero come risposta: «La quinta elementare a Montenero». Quel progetto sembrava l’opera di un team di ingegneri, e non di un uomo che lavorava la terra e conduceva un frantoio in Val d’Orcia.

«Da piccolo – raccontava Fernando – riuscivo a costruirmi dei giocattoli meccanici, dalla locomotiva a vapore agli aerei in legno in grado di volare. Più avanti negli anni progettai e realizzai una culla autodondolante per le mie figlie gemelle, Laura e Lucia, infine le ruote da applicare ai cingoli del trattore. E poi mille volte ho modificato, aggiustato, personalizzato apparecchiature e strumenti, in modo che rispondessero meglio alle esigenze di noi che li usavamo, oppure inventando ex novo congegni e meccanismi che rendessero il lavoro in frantoio più agevole e pratico, come nel caso dell’imbottigliatrice».

È rimasto al pezzo fino alla fine. Ogni tanto inventava qualcosa, modificava una macchina, orgoglioso del successo di famiglia. Oppure seguiva il lavoro dei dipendenti; altre volte si dedicava ai nipoti per trasmettere anche a loro passione e inventiva: «È stata dura, con tre figli e il lavoro in proprio – raccontò in una recente intervista concessa al Tirreno – ma in fondo posso dire di aver fatto ciò che amavo. Nell’olivicoltura esistono tante variabili stagionali, che determinano la qualità dei raccolti e rendono stimolante questo mestiere, oggi come 50 anni fa, influenzando le quantità dei prodotti finiti ma non la loro qualità in termini assoluti».

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