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Petizione on line per salvare le pinete

di Francesca Ferri
Uno dei tanti pini crollati a Prinicpina a Mare
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Uno dei tanti pini crollati a Prinicpina a Mare

Pro loco di Marina e Principina e Georgofili puntano a creare un consorzio o una comunità di bosco per gestire la prevenzione

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MARINA DI GROSSETO. Un clic per salvare la pineta litoranea sulla costa grossetana. La Pro loco di Marina di Grosseto e Principina a mare e l’Accademia dei Georgofili lanciano sul portale change.org una petizione.

Il testo, intitolato “Sottoscrizione mozione per la salvaguardia delle pinete litoranee” è stato sottoscritto dal presidente della Pro loco Maurizio Biancotti e dal presidente della sezione centro ovest dell’Accademia dei Georgofili, professor Amedeo Alpi. On line dalla sera di sabato 24 marzo, in meno di ventiquattr’ore ha raccolto oltre settecento firme.

«L’iniziativa è il frutto naturale del convegno “Le pinete litoranee: costo o risorsa?” che la Pro loco e i Georgofili hanno organizzato il 2 marzo», spiega Loretta Teresini, responsabile del gruppo di lavoro sulle pinete formato da cittadini di Marina e Principina e referente per Principina della Pro loco.

In quell’occasione una dozzina di esperti – accademici, professori universitari, ricercatori, amministratori pubblici – hanno analizzato i problemi che affliggono la pineta, ovvero gli incendi estivi e le malattie portate da insetti patogeni e, insieme all’Ordine dei dottori agronomi e forestali di Grosseto, al Servizio Fitosanitario regionale e all’associazione Salviamo Principina, hanno redatto una mozione per impegnare le istituzioni a proteggere la pineta.

«La mozione è stata letta dopo il convegno – spiega Teresini – e abbiamo pensato di farla sottoscrivere ai partecipanti e a tutte le persone interessate. Quindi abbiamo cercato la sottoscrizione anche dei cittadini, delle istituzioni e delle associazioni. L’obiettivo era avere un manifesto comportamentale relativo alla pineta che fosse anche un impegno civico per i cittadini».

Per raggiungere il maggior numero di persone possibili, il web è ovviamente la strada principale, ma restano attivi i canali tradizionali sul campo, con la petizione disponibile anche nei negozi di Marina e di Principina.

La petizione si apre con la constatazione del «valore storico, culturale, ecologico, paesaggistico» della pineta «che si traduce in un fondamentale valore economico per la sua attrattiva turistica». Dà atto che «la pineta è nata e si è sviluppata grazie a un delicato equilibrio tra componenti naturali e umane» e che «le mutate condizioni economiche ed ecologiche hanno compromesso questo equilibrio, creando condizioni di forte vulnerabilità». Basti pensare all’attività di raccolta dei pinoli e del legname che per decenni hanno contribuito a tenere pulito e vivo il bosco, e da anni sono scomparse. La petizione tiene anche conto del cambiamento climatico che «aumenta la probabilità di eventi catastrofici».

Soprattutto, però, i promotori osservano che «il solo intervento pubblico pur prioritario non è sufficiente, senza un contributo sostanziale dei cittadini» e che «un tessuto sociale forte riduce in modo consistente la vulnerabilità» della foresta.

Insomma, per proteggere la pineta bisogna fare squadra. Da qui la promessa di impegno per «individuare (in collaborazione con i proprietari e gli enti) gli indirizzi gestionali e di pianificazione per la conservazione» della pineta, per promuovere tra associazioni, istituzioni pubbliche, imprese, proprietari, cittadinanza «forme di coordinamento permanente» e «piani partecipati» per prevenire gli incendi e gli attacchi dei patogeni.

«Il problema principale è che le pinete sono molto frazionate», spiega Teresini. La pineta è infatti divisa in lotti che appartengono a una galassia di proprietari. Fare di tutti quanti un unico soggetto renderebbe la gestione più facile. E questo è l’obiettivo a breve che si propone la petizione. «Stiamo ragionando sul riuscire a fare ancora di più squadra – dice Teresini – ad esempio creando un consorzio o una “comunità del bosco”. Il consorzio è una forma collaudata, ma costosa. Vedremo. In questo percorso ci segue il professor Gianluca Brunori dell’università di Pisa». Il processo intanto è iniziato. «Magari è un sogno, ma speriamo di realizzarlo», dice Teresini. «Perciò dico a tutti: prima che l’ultimo pino vada bruciato, firmate».


 

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