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Grosseto

Pecore sbranate ma nessun risarcimento

Pecore sbranate ma nessun risarcimento

Dodici capi perduti, tra feriti e dispersi. La titolare: «Danno per 4mila euro, ma senza carcasse nessuno pagherà» 

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SCANSANO. Ormai è diventato un appuntamento fisso. Un bollettino di guerra dove a farne le spese sono sempre gli ovini allevati nelle aziende agricole della Maremma. Dal Monte Amiata alla prima periferia di Grosseto, dalle colline del Morellino alla campagna scarlinese. Predatori contro pecore. Ed è successo di nuovo: anche questa volta i danni che un’azienda agricola ha dovuto conteggiare non sono stati pochi. L’ennesimo attacco ha infatti lasciato dietro di sé 12 pecore tra quelle rimaste ferite e quelle che invece sono scomparse.

Quello che giornalmente viene pubblicato è un vero e proprio bollettino di guerra a danno degli allevatori.

Stavolta è toccato alla azienda Agricola Baticci di Loriana Mazzuoli a Pancole nel comune di Scansano, in località Baticci appunto. Un allevamento selezionato ed estremamente curato. «Il fatto risale a domenica, - spiega la signora Loriana - quando abbiamo mandato le pecore nei campi aziendali. Al controllo sono risultate scomparse dodici capi, due delle quali le abbiamo ritrovate con vistose ferite sul corpo. Stamani (ieri per chi legge) è stata chiamata l’Asl per segnalare il problema. Sconcertante la risposta. “Non possiamo venire perché al momento non c’è presenza di animali morti, ma solo feriti” e sui dispersi non c’è stata data risposta. A questo punto abbiamo chiamato i carabinieri forestali - continua Loriana - per segnalare l’accaduto, successivamente verbalizzato, ma in mio possesso, ed è questo l’assurdo, non mi trovo nessun documento che attesti ciò che ha subito l’azienda. Stiamo continuando a cercare i nostri animali, che speriamo di ritrovare vivi».

Secondo l’allevatrice si parla di un danno di almeno 4mila euro, tenuto conto del fatto che, ammesso di ritrovare vive le altre dieci, quelle ferite avranno aborti e non produrranno più latte per almeno un anno.

«Questo è il caso classico che abbiamo più volte segnalato - commenta il direttore di Confagricoltura Grosseto, Paolo Rossi - secondo cui, se non c’è la morte accertata sul campo, né la Asl e né la Regione può intervenire per rilevare il danno. Ma alla fine l’allevatore ha perduto 10 pecore e 2 sono ferite e improduttive. Dobbiamo intervenire subito sulla norma - continua - e rimane fermo il fatto che se non poniamo rimedio alla presenza dei lupi e degli ibridi nel territorio, non risolveremo mai il problema. Un problema che sta diventando complesso, vedi quanto accade in Feniglia, e che sempre di più, a questo punto, sta diventando collettivo, dai turisti, ai residenti, ma soprattutto per chi lavora nei territori. A tale scopo, ricordo la petizione europea che abbiamo lanciato presso la Comunità Europea, perché è arrivato il momento di fare qualcosa di concreto, allontanando questi animali da un territorio fortemente antropizzato e con presenza di allevamenti come il nostro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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