Il Tirreno

Grosseto

«Par condicio violata» Agcom bacchetta l’amministrazione

di Gabriele Baldanzi
«Par condicio violata» Agcom bacchetta l’amministrazione

Sul sito del Comune e sulla pagina Facebook del sindaco  «contenuti di propaganda politica»: l’Autorità interviene 

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GROSSETO. Il Comune di Grosseto, dopo essere incappato negli strali del Comitato regionale per le comunicazioni, finisce adesso nel mirino dell’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il motivo è presto detto: nelle settimane che hanno preceduto il voto del 4 marzo è stato più volte violato l’articolo 9 della legge sulla Par condicio, il quale al comma 1 stabilisce che, «dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto, è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione, ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni».

Da ieri – e per i prossimi 15 giorni – nella home del sito del Comune di Grosseto la prima notizia sarà quindi quella della violazione della Par condicio. In pratica le segnalazioni del consigliere comunale Carlo De Martis, già parzialmente recepite dal Corecom, sono state integralmente accolte dall’Agcom ed è scattata la sanzione. Ordinanze simili sono bipartisan e anni fa, ai tempi di Leonardo Marras presidente della Provincia, lo stesso provvedimento venne adottato nei confronti di Palazzo Aldobrandeschi.

Sotto accusa stavolta il sito istituzionale e la pagina Facebook del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna per una serie di note diffuse dall’ufficio stampa. Quanto al sito istituzionale, si tratta di quattro comunicati: Palazzo Mensini, approvati i lavori per il primo e il secondo piano del 22 febbraio; Servizi comunali per l’infanzia, aumenta l’offerta del 27 febbraio; Ribasso sulla Tari, novità in arrivo del 28 febbraio e infine la nota Viva il centro storico del 1 marzo.

Riguardo alla pagina Facebook del primo cittadino, gestita dall’ufficio comunicazione del Comune, l’attenzione dei garanti si è soffermata su numerosi post anch'essi viziati da reiterate violazioni della legge.

Dopo le censure del Comitato, la stessa Agcom ha così deliberato che queste pubblicazioni «appaiono in contrasto con il divieto di comunicazione istituzionale» in quanto qualificate da «contenuti né impersonali né indispensabili, ma aventi finalità di propaganda politica».

Il Comune si è difeso spiegando che si trattava di iniziative che non influenzavano le scelte di voto, cosa che invece accade quando i contenuti non sono neutrali e tendono a fornire una rappresentazione suggestiva dell’amministrazione e dei suoi organi titolari. In questo caso, invece, tutto rientrava nella normale attività di informazione svolta dal sindaco e dal Comune.

Inoltre il Comune, nella memoria difensiva, ha fatto presente che la competizione elettorale appena trascorsa era di tipo nazionale e non comunale: «non si vede pertanto come l’attività ordinaria del sindaco possa influenzare il voto dei cittadini per le elezioni del Parlamento, tanto più dove si consideri che in nessun caso, tra le comunicazioni citate nell’esposto, si fa alcun riferimento a partiti o movimenti di appartenenza del sindaco o comunque riferibili alla maggioranza».

Corecom e Agcom, però, non hanno ritenuto di accogliere le controdeduzioni e hanno deciso di adottare un richiamo nei confronti del sindaco, per poi obbligare alla pubblicazione, sul sito web istituzionale, di un messaggio recante l’indicazione di non rispondenza a quanto previsto dalla legge.

Non si è proceduto, infine, riguardo a un comunicato sul masterplan del Comune.

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