Sicurezza
Appalti Asl Napoli non eseguiti Coinvolti consulente e ditta
FOLLONICA. C’è anche Follonica tra i luoghi di interesse dell’inchiesta di guardia di finanza di Lucca e Dda di Firenze “Ghost Tender” che ha portato a 5 misure di custodia cautelare per lavori...
FOLLONICA. C’è anche Follonica tra i luoghi di interesse dell’inchiesta di guardia di finanza di Lucca e Dda di Firenze “Ghost Tender” che ha portato a 5 misure di custodia cautelare per lavori pubblici per milioni di euro che non sarebbero mai stati eseguiti alla Asl 3 di Napoli sud. Perché a Follonica risiede e lavora uno degli indagati a piede libero, Alberico Capaldo, 38 anni, figlio di Oreste Tommaso Capaldo, 64 anni, avvocato, tributarista e consulente del lavoro con studio a Salerno (anche lui a piede libero). A Follonica c’è la filiale dello studio, gestita appunto dal figlio. E a Follonica, in via dell’Industria, ha sede la E.M. Appalti, di cui è rappresentante legale uno dei principali indagati, Alfredo De Rosa, nato a Caserta e residente a Lucca, finito in carcere. Sullo sfondo il clan dei Casalesi della fazione Michele Zagaria.
Associazione per delinquere con finalità varie (dalla corruzione alla frode in pubbliche forniture, dall’autoriciclaggio al falso e alle frodi tributarie) le accuse mosse al sodalizio: spartizione di appalti per lavori di somma urgenza e incasso anche se i lavori non sarebbero stati eseguiti. Fatti tra il 2013 e i nostri giorni. De Rosa sarebbe stato tra i capi. Del sodalizio i due Capaldo avrebbero fatto parte in qualità di associati; a loro, secondo il gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti, «gli imprenditori si appoggiavano poiché, consapevoli della fittizietà dei lavori o quanto meno della concertazione illecita nelle gare pubbliche, erano in grado di fornire un servizio contabile e amministrativo alle loro aziende, così da assicurare la formale regolarità delle attività imprenditoriali e della contabilità dell’appalto dei rapporti lavorativi degli operai impiegati nei cantieri, mentre in realtà gli appalti medesimi non venivano in concreto eseguiti». Non solo: «Grazie alla fattiva collaborazione dei commercialisti Capaldo - scrive ancora il gip - con studio di riferimento in Follonica, le imprese riconducibili agli associati risultavano essere per lo più estranee al territorio campano, in quanto aventi sede e operatività in Toscana, e avere una contabilità conforme e maestranze regolamente assunte» per l’esecuzione di lavori mai svolti. «Dalle intercettazioni è emerso che la regìa tecnico-contabile delle operazioni è sempre demandata allo studio Capaldo che, a pieno organico, fornisce il necessario supporto ai fratelli Piccolo (agli arresti, ndr) e a De Rosa», per poter concorrere agli appalti, sia creando società, sia chiudendole a scopo raggiunto.
Per la E.M. Appalti srl l’ammontare complessivo degli appalti illeciti sarebbe di 466.540 euro. La guardia di finanza ha ricostruito il dettaglio per ciascuna impresa. E ha anche concluso che questa ditta avrebbe assunto due lavoratori «solo al fine di far risultare tecnicamente idonea la società all’esecuzione dei lavori appaltati». Disposto il sequestro di 88mila euro trasferiti dalla E.M. Appalti. (p.s.)
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