Sicurezza
L'appello del politico Pd: «più cinghiali, più incidenti stradali: vanno abbattuti».
Secondo dati ufficiali nel 2017 c’erano oltre 10mila capi in più rispetto all’anno precedente. Claudio Ceroni punta il dito contro i mancati prelievi: «Si mettono in pericolo gli automobilisti»
GROSSETO. Oltre diecimila il numero degli ungulati in più sulle strade toscane nel 2017 rispetto al 2016: la legge obiettivo non riduce il pericolo di incidenti con cinghiali.
Così commenta Claudio Ceroni, uomo politico del Partito democratico, che da anni, ormai, porta avanti una battaglia contro il numero spropositato di ungulati presenti sul territorio regionale della Toscana e che ha dato vita a un comitato formato in primis dai tanti che hanno avuto incidenti stradali a causa di questo problema.
Di fronte al recente report della Regione Toscana coi risultati dell’applicazione della legge regionale 10 del 9 febbraio 2016 (legge obiettivo) Ceroni fa alcune amare riflessioni.
«Nelle intenzioni – dice – la Regione Toscana aveva lo scopo di ridurre, nel triennio 2016-2018, i danni causati da ungulati all’ambiente, alle culture agricole e per contrastare gli incidenti stradali. I dati mettono in evidenza che la legge obiettivo non sembra stia dando i risultati sperati: nel 2017, si sono ridotti i prelievi di tutte le specie di ungulati, sono diminuiti gli abbattimenti di cinghiali, scendendo a 87.684 capi rispetto ai 97.090 prelievi del 2016».
Stessa situazione anche per i caprioli. «I caprioli abbattuti nelle aree non vocate – sottolinea – nel 2017 e 2018 sono 8.281; il piano ne prevedeva 35.693. La stagione venatoria termina il 15 marzo e i dati sono aggiornati a gennaio 2018. Ridotti pure i prelievi per i daini, 752 capi abbattuti, pari al 16,23 per cento, rispetto al numero previsto di 3.995».
Al contempo, i costi dei danni continuano a crescere. «Il report della Regione Toscana – dice Ceroni – si ferma all’annualità 2016 evidenziando un importo di circa 3 milioni di euro, ma secondo quanto riportato dalla Confederazione Cacciatori Toscani nel 2017 (dati non citati nel report Regionale) i danni arriverebbero a sfiorare, o addirittura superare, i 4 milioni di euro. Cifre impressionanti considerato che si tratta di risorse pubbliche».
Poi ci sono i danni per incidenti che secondo varie associazioni sono ogni anno superiori a mille con denunce, secondo il report toscano cresciute di otto volte: dalle 50 del 2011 alle 400 del 2016 con punte di 800 nel 2013.
«E la stessa Regione Toscana dichiara che il dato è con tutta probabilità sottostimato», osserva Ceroni.
Eppure, a fronte di questa «vera e propria minaccia per tutti gli utenti della strada», così la definisce Claudio Ceroni, gli stessi utenti della strada non riescono ad avere giustizia.
«Stupisce – osserva Ceroni – la posizione di “scelta politica” che circoscrive il risarcimento dei danni provocati dagli ungulati alle culture agricole, negandolo nei casi di incidente stradale. Un atteggiamento poco comprensibile anche sotto il profilo legale, visto che la Suprema Corte ha infatti ripetutamente stabilito che la responsabilità da cose in custodia implica che il danneggiato debba solo dimostrare che il danno esiste e che c’è un nesso causale tra l’incidente e la cosa in custodia. Sta poi al custode, ovvero la Regione, per non essere tenuto al risarcimento, dimostrare che c’è stato un caso fortuito ed imprevedibile».
Ma, si chiede Claudio Ceroni, «visto l’aumento di ungulati e del numero di sinistri, come si può parlare di eventi imprevedibili o fortuiti?».
Per Ceroni l’effetto è esattamente l’opposto. «La notevole crescita del numero dei cartelli di segnalazione di pericolo di attraversamento di animali, che ormai coprono quasi il cento per cento delle strade provinciali e in parte anche regionali, confermano che il pericolo è reale», dice. «Per questo – conclude – la Regione Toscana dovrà rivedere la sua posizione».
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